mercoledì 13 ottobre 2010

'The Factory Girl' : sotto il sole niente di nuovo.


Non lo so perchè a me i film sulla vita degli artisti non piacciono.
Ci sono arrivata ieri sera dopo una riflessione casuale.

Per caso ieri sera io e Vittorio abbiamo guardato ‘The factory girl’ film biografico sulla vita di Edie Sedgwick, una ‘poor little rich girl’ americana, diventata icona pop degli anni 60 (da parte mia mai sentitia nominare) dal successo dopo l'incontro con Andy Warhol e di tutto l’enturage della sua factory, fino all’immancabile declino per autodistruzione tramite droghe varie all’età di 28 anni. Complimenti. Va bè a parte questo... Il film non mi è piaciuto e sono ancora qui che mi domando perchè. Ma anche tanti altri sulla vita di artisti che ho visto non mi sono piaciuti, per esempio ‘Control’... Ma riflettiamo su ‘The factory girl’.

1: Intanto se vogliamo essere sinceri non mi pare che questa ragazza avesse fatto chissà che per meritrasi tutta quella e questa fama, se non posare come modella per Life e Vogue e apparire come attrice in alcuni film di Warhol appunto, che, con tutto il rispetto per Andy, di cui i quadri e l’idea dietro mi sono sempre piaciuti e interessati moltissimo, ma quelli che lui chiamava movie sarebbe stato meglio chiamarli solo film nel senso tecnico di filmato. Tutto qui. Ok mettici che lui elevò la vita di tutti i giorni ad icona o atto artistico o semplice manifestazione di concetto intrinseco o estrinseco chiamalo come vuoi (tanto dell’arte dopo la pop art si può dire di tutto no?) e/o viceversa abbassò il livello estetico dell’arte in sè a livello della vita quotidiana... ma che faceva in questi movie? In questi suoi film? E qui arriviamo al punto 2: Partendo dal fatto che ci sono due parole per indicare una sequenza di scene filmate: film e movie. Ovviamente hanno due modalità e intenti diversi, film può essere nome e verbo, movie sono nome. Il movie è il prodotto finale di una serie di film-ati se vogliamo no?... Detto ciò Andy non dirigeva nessuno, o dava solo alcune indicazioni (tipo ‘take a chair’) poi ti laciava libero di interpretare come volevi e alcuni film non sono nemmeno interpretati, sono solo risposte a domande, tipo intervista (filmato apppunto non movie) solo in presa diretta come si suol dire no? In The factory girl ce ne sono alcuni esempi lampanti, sia in cui c’è Edie sia in quello dove capita Bob Dylan e altri... quindi se tu tecnicamente non dirigi, non sei un regista, se non sei un regista non è un movie, non tieni nemmeno la telecamera, non sei nemmeno un camaramen, quindi che fai? Filmi, filmi la vita ‘normale’ che metti in atto nel tuo open space e guardi cosa succede. Un filmato insomma. Film non movie.

Ma mettiamo ancora a parte questo, che può essere una critica all’artista Warhol nella critica del film... a parte questo cosa c’è nel film The Factory girl? La vita di questa Edie, che con tutto il rispetto e dispiacere per la sua infanzia non proprio rosea per carità, cosa si vede? Cosa fa? Niente. Vive coi soldi del padre, conosce uno dei migliori aritisti del tempo, è carina, è introdotta nel mondo delle stelle, fa la modella e l’attrice nei filmetti di Warhol (se attrice vogliamo definirla, io direi che presenzia), nel frattempo comincia a farsi di questo e quell’altro intramuscolo e in vena, esce completamente dal mondo della realtà, sperpera tutto, caduta rovinosa: crollo di nervi e del corpo, ricovero. Breve recupero, muore di overdose.

Ora: io di storie così ne avrò viste e sentite fino alla nausea ormai. Nulla da dire sulla recitazione degli attori... ma io dico: ma è possibile che possa essere ancora affascinante raccontare nel venerando annus domini 2006 sempre la vecchia stessa storia pietosa del povero artista bello ricco e maledetto? e nessuno ci aggiunge 'inutile' però! Ma basta! Chissà che mi aspettavo! Sarebbe stato più cool, dico io, fare il film se lei non fosse morta, se avesse potuto testimoniare a testa alta che stava quasi per morire dietro a quelle stronzate anni ’60 che nella vita non le avevano dato nulla che avesse davvero valore, anzi gliela stavano quasi per togliere la vita! Sarebbe stato più cool poterle sentir dire mestamente che ne so ‘Adesso sto bene, mi sono trasferita a Cabout Cove e faccio e vendo le mie marmellate! Sono ancora un’artista perchè le etichette le disegno io e sono tutte pezzi unici! Sto molto meglio di quando ero ricca e famosa e vaffxxxxx a Andy Warhol e a tutti quei tossici allucinati della Factory!’ Così sì che sarbbe stata una vera out-sider!! E invece no! Sempre il solito clichè. Che poi verso la fine del film lei in preda alla disperazione e all’astinenza va da Warhol e gli altri a rinfacciargli il com’è ridotta (e lì mi sono domandata: ma che vuoi scusa?), mentre dopo nella seduta di analisi in ospedale dice che lei riconosce di non dover incolpare nessuno, di essere stata lei ad aver fatto delle scelte... Questa è l’unica parte sensata del film (anche se secondo me scelte nel vero senso del termine non ne aveva mai fatte, aveva vissuto in preda agli eventi e alle persone)... e lì ero quasi felice per lei, e già mi domandavo chissà che fa a quest’ora, quanti anni avrà, eccetera eccetera (me la immaginavo davvero nonna nel country side del Maine) ma dopo 5 minuti leggi nelle scritte che un anno dopo è morta di overdose e allora dici ‘sì va bè ma cosa ti ho ascoltata a fare!?’

Cosa dite sono troppo cinica? Troppo crudele? Centra questo col fatto che il film non mi è piaciuto? E poi Andy Wharhol, ripeto, tutto il rispetto per suo nuovo concetto rivoluzionario di arte, ma in questo film è dipinto, è proprio il caso di dirlo, come uno senza spina dorsale. Apatico e amorfo nei confronti di tutti quelli che gli stavano attorno, che a me hanno dato l’idea altro che di artisti, ma di saprofiti di artista, Andy in questo caso, e che lui nemmeno se ne curasse. Per esempio Andy si infastidisce appena come un vero british quando vede che alcuni dei suoi collaboratori si drogano lì dentro la factory e lui si limita a dire ‘ma no ragazzi, dov’è il cartello?’ E spunta da dietro uno con un foglio scritto a mano ‘no drogs’ con una faccia della serie il cartello quale? Questo? Come se dovesse far vedere al capo che il cartello c’è, è lì all’occorrenza, non è che l’hanno buttato perchè inutile, ma in realtà nessuno se ne frega nè del cartello nè soprattutto che il padrone della factory dove tu bivacchi e grazie al quale vivi di luci riflessa abbia messo quell’avviso. Ci manca solo che dicesse ‘dai ragazzi non siate sciocchi, non drogatevi che vi fa male, sùvvia!’. Si gira e se ne va non curante. Scena secondo me altamente esplicativa quando non sa nemmeno cosa rispondere alla provocazione di Bob Dyland quando gli dice ‘è grandioso di come tu ti prenda cura di tutte queste persone che hai attorno...’ lui spiazzato non sa che rispondere. Che dovrebbe dire? No non è che io mi curo di loro. Come non ti curi di loro? No anzi sì mi curo di loro ma io non sono il capo ... e se io fossi stato Bob Dyland gli avrei detto quindi tu lavori e paghi solo l’affitto per tutti!... complimenti! Ma non lo vedi allora che sei circondato da una manica di sfruttatori che fanno i loro porci comodi alle tue spalle? Come quelli che si drogano qua dentro anche se tu hai messo il cartello e quei due alle tue spalle che si stanno tranquillamente diciamo ‘accoppiando’ su una sedia davanti a tutti finchè io e te stiamo parlando. Ora lasciamo stare il carattere idealista di Bob Dyland ma in quel caso forse aveva assolutamente ragione, almeno io lo avrei condiviso: li prende per una manica di idioti tutto fumo artistico e niente arrosto concreto, e se ne va.

Insomma Warhol appare una persona che non ha nessun senso dell’affettività sviluppato (tranne quello per la mamma) da nessun punto di vista. All’inizio sembra che per Edie provi qualcosa di privato e profondo, come una relazione elitaria, dopo quando lei trova altri spazi, diciamo, è il primo che le volta le spalle come per un dispetto tra bambini. Almeno lei, in tutta la sua ingenuità e problematicità un qualche senso di sentimento ce lo aveva e lo dimostrava, sia per lui che per altri e soprattutto era entusiasta di quel che le stava succedendo, (certo a vent'anni!) tanto da perdere il controllo della situazione (certo, a vent'anni!!), ma lui proprio mi è parso un’ameba che non si capisce nemmeno da dove gli spuntasse tutta questa genialità. Va bè dici, il film non è su di lui, ma su di lei, lui sarebbe il secondo personaggio protagonista, sì ma cavolo avrà pur avuto una personalità no? La stessa reazione di ‘non vedo-non dico- non soffro’ quando vede che una ragazza sta facendo un’ignezione delle solite proprio ad Edie... ma dico ma che atteggiamento è? E se non te ne curi perchè te la prendi se ha conosciuto Bob Dylan e vuole uscire con lui? Cos’è, non è più degna di fare l’attrice per te? Pietosa e personalmente disturbante a livello emotivo poi la scena in cui fingono/filmano un’intervista e lei viene palpata a piacimento da uno degli ‘attori’ finchè gli altri guardano, e vedono benissimo che lei non vuole, prova disagio e schifo, eppure guardano e non dicono ‘ok stop!’ anzi le dicono "dai Edie fai come se lo volessi!". Ma come? ma non eri tu quello per i sentimenti verii? Quello che filmava la realtà? Mi domando fino a quando volevano andare avanti? Quella si stava per mettere a piangere prima di divincolarsi. Poi è da vedere se questa cosa sia accaduta davvero o no, ma se sì allora No No mi dispiace Andy hai toccato il fondo! E tutto perchè? Per farle sentire ancora qualcosa di vero come dici tu? Ma per favore! ma per chi poi? Ti preoccupavi per lei in quel momento che davvero avesse delle reazioni vere o per il tuo personale egoismo artistico? Dai dai!

Insomma questo film non mi è piaciuto per niente, nè per la storia della vita della ragazza, che non racconta niente di nuovo rispetto ad altre, nè per come risulta il personaggio di Warhol, nè per come finisce. Conclusione: non penso proprio che ci fosse bisogno assoluto di questo film, su questa ragazza la quale ricalca la vita di mille altri artisti o presunti tali, incapaci di gestire la propria popolarità, creati e fagocitati dall’inconsistenza, e ormai inaccettabile a mio modesto parere, dell’ideologia americana del ‘se non appari non esisti’ (vedi la battuta: non ti vuole più nessuno, pensano che tu sia diventata volgare! - Volgare, come? - A non lo so cara, ma meglio volgare che noiosa!). Finchè l’idea era quella di Oscar Wilde, del secolo prima, poteva ancora essere sostenibile, (Che si parli dime; nel bene o nel male, purchè se ne parli) con le dovute pinze, ma era accettabile soprattutto se sotto quell’aria di sufficienza verso tutti gli altri tu in realtà eri davvero un essere pensate. Analizzavi e sprimevi davvero davvero qualcosa di diverso su come andava la tua società. Ma se tutto si riduce a credere che la vita sia, non apparenza, ma addirittura appariscenza... al far credere agli altri che tanto più SEI quanti più lustrini HAI... ecco che alla fine, quando non si parla più di te e vieni sostituita con una che ti somiglia, dentro sei ‘vuoto come le lattine del tuo amico artista’. E va bene che 'life is too important to be taken seriously'... però c'è un limite a tutto!!! Allora meglio vivere a Cabot Cove e fare le marmellate!

Vedrai che tra qualche anno faranno un film biografico anche su quell’esaurita di Britney Spears, la quale già ha avuto il coraggio di incidere una canzone e realizzare un video come ‘Isn’t she lovely?’ che pietoso è dire niente... Prima o poi, morta o no, uscirà un film dove la scena più tragica sarà quella di quando si rasa la testa!

domenica 15 novembre 2009

" Gli spioni "

Nella scuola dove insegnavo l'anno scorso, in una prima elementare, c'era uno di quei bambini così detti 'certificati', il che vuol dire che aveva sempre vicina l'insegnate di sostegno. Il problema di questo bambino, che chiamerò Tizio, era che non riusciva a stare fermo in generale, girava in continuazione per tutta la scuola e la maestra di sostegno, che chiameremo Caia, giovane e inesperta, non poteva fare altro che seguirlo a destra e a sinistra per la paura che non uscisse in giardino da solo e uscisse del tutto dall'istituto. Più di una volta ha mobilitato tutto l'istituto perché si nascondeva nei posti più insospettati e quando lo chiamavi mica ti rispondeva! Seminava il panico spesso e volentieri. Quest'anno, che sono tornata ad insegnare nella stessa scuola, ho rivisto Tizio in classe seconda ma l'insegnate di sostegno è cambiata. E' una signora con esperienza pluriennale in sostegno di bambini con diversi disturbi e problemi e che c'è sempre stata in quella scuola, la maestra Sempronia. Le chiedo: "Senti come va quest'anno Tizio con te?” E lei: “Lo vedo bene, è contento, mi vuole bene, e gli ho chiesto ma non ti dispiace che non c'è più la maestra Caia? E lui mi ha risposto: No! Quella brutta spiona! Mi seguiva da per tutto!” - Uhahahahah!!! No comment !!! :) - Lui vagava per la scuola cercando di seminarla, lei ovviamente lo seguiva per il suo bene e lui invece si sentiva perseguitato! Questo per dire i diversi punti di vista no? Altro punto di vista è quello del tradimento. Ponendo che: A e B sono amici, A è fidanzato/a o sposato/a con C, A sa che B tradisce C con D, A deve dirlo a C ?? Il triangolo diventa un quadrilatero. Della serie: Iago ha detto ad Otello che Desdemona gli fa le corna con Cassio! Se A è assolutamente sicuro di quel che dice, cioè del tradimento avvenuto, allora secondo me sì, lo deve dire a B, proprio in nome dell'amicizia e solo in nome di quella. Sì ma voi vi chiederete cosa c'entrano la scuola e Cassio e Desdemona e tutto l'afabeto con la Storia dell'Arte. C'entra eccome se c'entra!

Nella storia dell'arte infatti abbiamo un magistrale esempio di spione nel dipinto di Velazquez qui sotto del 1630 intitolato 'La fucina di Vulcano', sottotitolo: Apollo comunica a Vulcano il tradimento di Venere con Marte; ribattezzato da me medesima: "Ma nooo! Ma perché sei andato a dirglielo?!?!". Entriamo nel vivo: guarda Apollo come arriva tutto scintillante e come si pavoneggia a petto in fuori finché con una sola frase a quell'altro gli sta facendo cadere la faccia per terra davanti a tutti i suoi subalterni!! Ma perché sei andato a dirglielo? Vulcano rimane trasecolato, gli altri restano con un palmo di naso e nella fucina cala improvvisamente il gelo tanto che l'altoforno alle loro spalle diventa una piccola grotta di superman al Pole Nord! Ma benedetto Apollo! Prendilo da una parte e diglielo con un po' di tatto no? Siete fratelli no? Fratellastri a dir la verità... e sei andato a dirglielo perchè anche se tu sei più bello resti sempre figlio illeggittimo? Invidioso! Perché in fondo ti rode perché Venere la volevi tu e invece ha scelto Marte? E se invece glielo stai dicendo perché siete amici abbassa quel ditino prima che lui te lo spezzi dalla rabbia, e per l'amor di tuo padre togliti quell'alloro dalla testa che lo sappiamo già di chi sei figlio! Dopo lo shock Vulcano giustamente grida Vendetta-Tremenda-Vendetta! Anatema su di voi! E adesso ci vanno di mezzo tutti, così alla cieca, anche Amore/Eros/Cupido che dir si voglia... (a sinistra 'Venere e Marte sorpresi da Vulcano' - Padovanino) Ma va bé diamoci tutti una calmata, cerca di ragionare. A parte che le corna fanno male a tutti, siamo d'accordo, ma pure tu, Vulcano, voglio dire, di che cosa ti meravigli? Ma hai visto quant'è figo Marte? Fisico statuario, elmo, scudo, mantello! E' un bronzo di Riace! E' bello anche quando sta seduto e non fa niente! E poi lei, quella è bella, è la Marlyn Monroe dell'antichità; e Marte rappresenta la virtù, la forza della natura e della gioventù, a lui è dedicato il mese della fertilità, non so se mi spiego... e lascia stare che poi l'hanno relegato a semplice dio della guerra come Attila flagello di dio, ma diciamocelo: tu, caro Vulcano, non è che sprizzi charme da tutti i pori come Marte, piuttosto potresti essere l'antenato del gobbo di Notre Dame! Sempre in sta fucina, al buio, con tutti i fumi tossici, sporco di fuliggine, coi calli, le bruciature e il sudore. E'! e poi si sapeva fin dall'inizio che era un matrimonio combinato solo perché eri figlio di chi eri figlio (pure tu come Apollo) e Marte no! Come dice il Grande Lebowsky: “Giovane moglie da esibire... per usare un'espressione dei nostri tempi... insomma queste cose si pagano...” Alla fine però in questa storia quel che non è chiaro è perché Apollo ha fatto la spia, forse aveva ancora il dente avvelenato per quella storia di Dafne e pensava 'se è andata male a me che sono il figlio di Zeus, per Giove!, non vedo perché non deve andare male anche a lui che non è nessuno ed è pure brutto!' Può essere un movente... Insomma la storia finisce che Vulcano giustamente si vendica, ma di chi si dovrebbe poi vendicare mi pare sia prima di tutto Eros: quello combina più danni che utile... e Apollo appunto ne sapeva qualcosa. Ma se vai da lui a chiedere conto è inutile, ti dice: "Bella forza prendersela con un bambino! Io stavo solo giocando col mio arco!” ti gira le spalle e dice: “Dai giochiamo all'impunito che vola via e al cornuto che cerca di farsene una ragione!" e spicca il volo canticchiando alla faccia tua "più bella cosa non c'èèèè..."

domenica 8 marzo 2009

La speculazione artistica

Speculazione: il senso del termine usato in ambito filosofico è di "produrre conseguenze da una asserzione priva di solida base"; in ambito economico invece: ."..se l'operazione speculativa avrà esito positivo, cioè produrrà un profitto, nel caso contrario si avrà una perdita"; invece per quanto riguarda il contenuto e il senso ultimo di questo post che man mano capirete, io andrei ad usare il termine meno altezzoso di approfittazione artistica. Approfittare: trarre profitto, trarre indebito vantaggio, abusare. Tanto il senso ultimo non cambia. Io col termire approfittazione ci abbinerei anche la parola rispetto... e poi capirete anche questo... La mia riflessione mi si impose addosso come una secchiata d’acqua, un giorno, in quel di Dublino, nello shop della National Gallery. Ma andiamo con ordine. Avete presente Klimt? Gustav Klimt, 1862-1918, anima e corpo della Secessione Viennese si potrebbe dire no? Suoi compagni Egon Schiele, Joseph Maria Olbrich e altri che come al solito restano ignoti al grande pubblico. Io credo che tutti o la maggior parte delle persone riescano a riconoscere un disegno di Klimt anche se magari lì per lì gli sfugge il nome o il periodo, e va bè. Degli altri secondo me gli sfuggerebbe sia il nome che la collocazione storica, e va bè anche questo. Ma perchè tutti riconoscono solo Klimt? Perchè a mio avviso, e anche ad avviso di molti altri, Klimt ha avuto la fortuna (postuma ovviamente), o la sfortuna non si sa, di essere usato, riciclato, trattato e bistrattato a più non posso in tutti i modi possibili immaginabili. Mi riferisco ovviamente ad arredamenti e decorazioni vari. Io credo che nell’80% degli studi medici privati, studi di architettura e decorazioni d’interni, studi di avvocati o notai, o ristoranti di lusso, non si possa non trovare messo lì dietro la scrivania o nella sala d’ingresso o d’aspetto un Klimt! Uno qualsiasi ovviamente. E provate a darmi torto. Ma perchè? I critici potrebbero dire per le sue innegabili qualità di sensualità e leggerezza, mai volgare, per i colori brillanti eccetera eccetera, ma io ho il vago sospetto che non sia così. Vi porto qui a finco un esempio di come le sue opere siano usate nei modi più disparati. L’ho trovato stampato su una tenda ma non ho messo la foto qui perchè sol riflesso della luce non si capiva un granchè, qui lo vedete spalmato su una sedia, e poi addirittura su un frigorifero! Ho capito la decorazione, la nobilitazione degli oggetti di uso comune (che a questo ci avrebbe già pensato il Bauhaus) ... ma Klimt su un frigo!? e quanto lo dovrei pagare scusa? Permettememi una citazione: “La faccenda puzza come un’aringa marcia!”. Detto ciò, vi stupirete, ma in questo post non è di Klimt che voglio parlare. C’è uno a cui è andata peggio che ritrovarsi su un frigo o su portaceneri di Murano! Il nostro amico Vincent! Sì poverino, proprio lui, Van Gogh. E dire poverino è dire poco! ma non per il pupazzetto che vedete qui a fianco che tutto sommato è anche simpatico! Ma per altri motivi: a parte essere stato considerato in vita un pazzo fallito in preda alle allucinazioni peggio di Ligabue, dopo essere sklerato dopo essersi sentito tradito dall’amicizia con Gauguin al punto di tagliarsi l’orecchio, essere quindi davvero morto come si suol dire ‘povero e pazzo’... bè come se tutto questo non bastasse... c’è stato qualcuno che è riuscito in un sol gesto, a buttare nel baratro, per non essere scurrile (e qui riprendiamo la parola d’inizio approfittazione!), la sua riabilitazione postuma, le più alte quotazione delle sue opere raggiunte alle aste! Come per esempio un quadro semi sconosciuto come ‘Il bambino con l’arancia’, battuto per più di 20milioni di euro. ...Ma chi? Chi? Cos’ha fatto?? Tenetevi forte: quel pomeriggio, alla National Gallery, guardando quell’oggetto, ho sentito pietà! Una tazza, con stampato sopra il ritratto con sfondo azzurro, la quale tazza, col calore del liquido caldo introdottovi, faceva scomparire l’orecchio sinistro. ... :( Veeeery baaad !!! Di solito questi trucchetti sono usati per i disegnini di donnine a cui spariscono i vestiti delle parti intime... ma MAI usato per una cosa così bassa! Daaaaaaai !!!!! Questa sì che è speculazione artistica! Questo sì che è approfittarsi delle disgrazie altrui per trarne profitto! :( Che tristezza :( E poi in tutto ciò c’è anche un’accorgimento subdolo: perchè un ritratto con l’orecchio tagliato fasciato esiste già, se l’era fatto lui stesso, ma ovviamente se avessero stampato quello sulla tazza non si poteva fare il trucchetto della sparizione dell’orecchio! E la tazza avrebbe venduto molto meno! Ovvio no? Quindi hanno scelto un ritratto dove l’orecchio in questione c’era ancora! Come dire ‘in previsione di’ quello che gli sarebbe successo. ... :( ... Peccato che, o per fortuna, non ho trovato immagini in rete della tazza da allegare qui; ma per fortuna invece sta volta senza dubbi, l’ultima volta che ci sono andata lo stok di tazze non c’era più. Ma un dubbio mi assale: le avranno vendute tutte a gente senza scrupoli, o sono state tutte invendute per merito della coscienza di gente come me? ...Ho trovato invece queste qui a fianco, tazzine da caffè vangogghiane che sono abbastanza dignitose... Un po’ di rispetto dai!

martedì 3 febbraio 2009

'Diamo a Cesare ciò che è di Cesare!'

Premetto subito che parla una che, come si dice al giorno d’oggi, viene da dark. Al tempo mi ci sentivo proprio parte, soprattutto perchè c’era una filosofia di vita sotto che si rifletteva poi in un atteggiamento esterno. Ero giovane quando coniai questo detto di cui vado fiera tutt’ora: "il punk si agita per tutto, il dark non si scompone per niente." Andando avanti negli anni, non so cos’è successo, sono cambiata, maturata, cresciuta, o semplicemente me ne sono fatta una ragione, insomma ne sono uscita senza però mai rinnegarlo e soprattutto sempre condividendo i punti più fondamentali e intimi. Dal di fuori, ma con la consapevolezza di chi parla con cognizione di causa, ho seguito tutte le successive evoluzioni di tale moda senza mai aderire a nessuna. Premessa numero due: Io sono del '77 quindi il dark che seguivo io era negli anni ‘90 il quale non era già più l’originale, ma solo il primo revival. Anche se non lo chiamerei proprio revival, perchè non era proprio tornato di moda, eravamo pochi a dir la verità a non cedere all'altro tipo di depressione/esasperazione del grunge. Non era come il revival degli Abba di adesso, ci siamo capiti. Comunque... la perplessità di questo post -nel quale mi dilungherò un po’ ma l’argomento mi sta particolarmente a cuore- o chiamiamola riflessione estetico-morale-filosofica, nasce da un bisogno di mettere i puntini sulle i riguardo quella che vuole soppiantare, o sembra aver soppiantato, o superato o evoluto il buon vecchio timido dark (il quale infatti is not dead, a differenza del punk). In poche parole io ce l’ho con i Goth! Avete presente no? Se non ne avete mai sentito parlare basta scrivere su wikipedia ‘moda gotica’ o peggio ancora ‘goth’ giusto per darsi un tono. Ecco io questa gente non la sopporto per un semplice fatto di correttezza o coerenza, non saprei come chiamarlo, per non dire ignoranza. Non sono qui a discutere i principi primi o ultimi fondamentali (che comunque dubito esserci) di questi personaggi goth, non mi interessano a priori quando vedo già in partenza la questione è confusa, per non dire completamente sbagliata. Vi spiego: avendo presente come vanno in giro vestiti questi personaggi dei fumetti (perchè altro non sono, e non li definisco così a caso), mi domando e dico: e dove sarebbe il ‘gotico’ scusa? Questa gente, chi ha creato questa moda e l’ha battezzata gotich o goth che dir si voglia, che dovrebbe prendere le mosse dallo stile gotico, dico questa gente ha la minima idea di cosa era il vero gotico con la G maiuscola? Cioè la vera corrente artistica, quella che inizia a metà del 12sec in Francia, in Italia verso la fine del 14sec e che ne dura almeno almeno altri 3. Quella quella! Quella di gente come Pisanello e Paolo Uccello (a sinistra la prinicipessa di 'San Giorgio salva la Principessa dal Drago') per dirne due (a destra sfilata in abito d'epoca). Ne sapevano qualcosa quando hanno deciso di dare questo appellativo a una moda del genere? Secondo me NO! Tutto parte da un’errata concezione, o uso comune errato, di vedere o pensare al Gotico come tempo oscuro di magie mostri, forze occulte, messe nere, satana eccetera eccetera. Insommna tante cose che ti danno una brutta sensazione di buio, nero, basso, angusto e cattivo. Ho una notizia per i miei amici goth... il gotico, questo sconosciuto, era tutto teso all’innalzamento verso la luce! Luce dalle vetrate, e giochi di luce dai loro colori. (vedi destra... li vedi i colori?) È sì cari miei! Ora suppongo, e non ho ragione per non farlo, che questa gente sia ignorante in materia, ma dico: non bisogna mica essere Achille Bonito Oliva per sapere qualcosa di storia dell’arte, per il volgo c’è wikipedia, usatela no? Digitate ‘moda goth’ e ‘periodo Gotico’ in due ricerche diverse, leggete, e ditemi quante affinità trovate! Siccome la più grande espressione del gotico è stata nell’architettura, vediamo di farvi capire con alcuni esempi, direi lampanti, e qui mai il termine fu usato meglio a dispetto dei nostri bui amici gotthici! -I gotthici, ormai ho deciso che li chiamo così, per distinguerli dai veri Gotici , cioè quelli che vissero veramente quella ‘moda’ nella loro contemporaneità! - Guardate l’immagine qui a sinistra, direi che parla da sola! La cattedrale di Beauvais, ufficialmente Saint-Pierre de Beauvais, è uno dei più celebri esempi di architettura Gotica. Rimasta incompiuta, venne costruita con l'intento di erigere nella cittadina di Beauvais la più alta chiesa cristiana in assoluto. Io non ci vedo niente di angusto (la più alta) e cattivo (cristiana, a prescindere dalla tua religione). Ma se questo esempio non vi bastasse, bè digitate ‘immagini cattedrali gotiche’... un elenco di nomi e di immagini qui sarebbe impossibile nonchè inutile. Primo ultimo e non ultimo il nostro duomo di Milano.

Ma torniamo a parlare un po’ di questa moda cattivissima e vampiresca dei gotthici. Confrontiamo. Anche qui direi che le immagini parlano da sole... a sinistra vero vestito dell'epoca in un afrresco, a destra un'esponente contemporanea....
ma MAGAAARI FOSSI GOTICA FIGLIA MIA! Vuoi mettere l’eleganza del vero gotico 2e3centesco! Mai visto un ritratto di dama del tempo? Non vedo nessun rossetto e unghie nere, corna, pircing e ragnantele, calze a rete strappate e borchie. Ma per favore dai! Forse le uniche cose che c’entrano sono i guanti ma certo non a rete strappate! A un certo punto verso la fine degli anni '90, quest’associazione carnevalesca dei gotthici prende diverse strade. Le più inconcepibili, o inconciliabili con la parola ‘gotica’ sono il CYBERgoth (che se ci pensi è una contraddizione in termini!) di cui la rappresentante nella foto, e il FETISHgoth (una cosa è il fetish – e qui ci sarebbe da fare una ulteriore distinzione tra fetish e oggetto feticcio- il sado e il bondage altro è il gotico, perchè uno a cui piace il fetish non può essere colorato? Non può avere come oggetto feticcio una banana di peluche leopardata? Deve avere solo croci?). Poi c’è il VAMPIREgoth, il quale tutto sommato sarebbe anche il più decente (a volte addirittura elegante) dei tre sopra, e che è un po’ anche lo stile di Marylin Manson in alcuni video, cilindro o cappello gessato, monocolo, bastone, giacca lunga dietro. E sai perchè risulta sopportabile? Perchè questa vampiregoth deriva dalla Elegant Gothic Aristocrat dello stilista e musicista Mana, (Jappone, 1999) che si basa sul connubio tra moda aristocratica e moda gotica. Cioè vuol dire che è stata pensata e fatta da una ricerca di gente del mestiere. Questo stile, secondo me, sembra essere il più sensato, anche perchè se ci rifacciamo a storie di vampiri il famoso conte Vlad visse proprio in quel periodo (1431-1476) ma resta il fatto che dubito fortemenete che il conte e i suoi contemporanei scadessero in eleganza come i loro posteri goth, per non dimenticare che stiamo parlando di esseri –vampiri- di fantasia! Insomma per concludere io vorrei che fosse fatta giustizia, che sia ridata eleganza ad un termine che lo merita e non che sia bistrattato così. Ma allora come definire i nostri amici gotthici ormai orfani? Io direi meglio che sono degli ‘altomedievali’ o addirittura dei romanici! NON che i ‘romanici’ si vestissero in quel modo, ma se dobbiamo restare in tema di scuro e oscuro... esempio lampante anche qui architettura delle chiese ci viene in aiuto, le romaniche erano anche più buie di quelle paleocristiane perchè mancavano di grandi vetrate, i tetti erano bassi, addirittura avevano arcate cieche e fori-finestra finti. ‘Prima dell'VIII secolo si può inquadrare l'arte altomedievale nello studio delle produzioni artistiche delle popolazioni barbariche, tra le quali assume un particolare rilievo l'arte longobarda.’ Andate a farvi una cultura almeno solo di immagini. Ultima cosa sempre riguardo la moda nei vestiti goth... Confrontiamo: a sinistra abito confezionato su modelli dell'epoca . Prego notare l’eleganza della vita stretta (sia qui che sopra) del piccolo strascico a volte, lo scollo e le maniche da aderenti a svasate. E quest’altro a destra? Gooooth, molto goooth certo.... immaginatelo con dentro una ragazza col rossetto nero, calze a rete strappate, capelli rasta neri tirati su a forma di corna, o lisci davanti agli occhi, croci al collo, scarponi con borchie e borsetta col teschio di Jack Skeleton... ma guardatelo bene, il vestito in sè... ... se fosse bianco o di un altro colore, o a righe colorate - perchè i colori esistevano già è! non esisteva solo il nero- chi se lo metterebbe? Neanche un’abajour nel peggiore barocco!... Devo dire altro?



martedì 9 dicembre 2008

City Gallery Atto II° (Il più italiano tra i francesi)

Quella domenica alla City Gallery ho avuto più di una sorpresa. A partire da ‘Sara Dancing’ di cui ho parlato nell’Atto I° e finendo con lo studio di Francis Bacon, smontato a Londra e rimontato tale e quale qui a Dublino (e poi mia mamma dice che a casa nostra è un casino!). Nella City Gallery, in cui le sale sono piccole con le pareti colorate e certe divise per nazionalità, ho potuto vedere alcuni Edgard Degas, J-B. Camille Corot, Eduard Manet, Berthe Morisot (ricordate?), Pierre Aguste Renoir, si trovano anche alcuni italiani forse poco famosi in Italia. Ma ce n’è uno in particolare, che ovviamente già conoscevo, ma di cui c’è solo un’opera (che secondo me vale per dieci, non fosse altro per le dimensioni che in un’opera preferisco grandi!), ed è Giovanni Boldini (1842-1931) con la Ritratto di Lady Florence Phillips 1903 qui a finaco. Ora questo ritratto di questa elegante signora fa parte di tutta una serie di grandi ritratti di eleganti signore a cui Boldini si dedicò nel suo periodo francese dalla fine degli anni 90 dell’800 fino alla morte. Come diceva non mi ricordo chi (e ve l’ho già detta che questa dei nomi è una mia pecca) riguardo la pittura olandese: ‘bellissimi, peccato siano piccoli’; e io concordo pienamente, sia per quel rigurado l’arte olandese in particolare, sia per quanto rigurada la grandezza in generale di un’opera d’arte. Certo non è che tutti i quadri grandi sono bellissimi, e non è che tutti i quadri devono essere per forza grandi come la Zattera della Medusa o Guernica, ma se posso dire la mia per me vale un po’ il vecchio detto ‘altezza mezza bellezza’, in questo caso ‘grandezza’. Mi piaccioni i quadri in cui devi per forza muovere il collo e la testa per cogliere la maggior parte dei particolari, e poi ti metti distante, ti siedi e ne apprezzi l’insieme. Come un puzzle. Ritornando all’arte olandese che io prediligo quasi su tutto, essi sono sono appunto l’eccezione che fonda la regola in quanto stupefancente concentrato di magistrale tecnica. Ma arrivando al punto intorno alle eleganti signore del Boldini. Ovviamente in critica dell’arte più si studia e più si trovano pareri contrastanti, invece di trovare unità. Nel senso, va bene che nella critica ogni critico dice la sua, così io la mia, ma a volte pare così strano leggere sulle stesse opere della stessa persona dello stesso periodo critiche completamente opposte. Per esempio: in un libricino monografico su Boldini (A.Borgogelli), si esalta la sua ultima maniera, con le linee di movimento tracciate attorno per indicarne il movimento, che pare anticipare le linee dei futuristi (assolutissimamente d’accordo, perosonalmente lo preferisco ampiamente qui che nel periodo anni 70) : ‘Boldini come Bragaglia e Balla prefuturista contesta l’istantanea preferendo l’aura psicodinamica che avvolge le sue creature’. In poche parole quei segni col pennello lungo che delineano le traiettorie dei movimenti dei corpi o dei vestiti. ‘Nei suoi quadri, il gesto non è posa, è moto, cioè transizione, sì che, pur esprimendo quello che è, esso contiene ancora quello che è stato e già esprime ciò che vuoi divenire. Nessuno ha saputo far star sedute le persone come Boldini.’ (Cardona, Lo studio di Giovanni Boldini, 1937) Da qui arrivano le critiche negative: si obbietta che sono siano pretesti tecnici per un’esercitazione personale. Come ho letto in altri testi che lo abbassanno di tono proprio per questo suo essersi calato eccessivamente nella vita mondana e superficiale di Parigi, e questo nuovo modo non si riduceva ad altro che variazioni sul tema, un principio di ripetizione differente... Ma a questo punto dico: ma anche gli impressionisti mi pare perseguissero questa ‘ripetizione differente’. Sperimentavano gli stessi luoghi e soggetti in diversi fasi del giorno e delle stagioni... e con molta probabilità un covo di paglia alle 5 del pomeriggio d’inverno, con tutto il rispetto per monsieur Monet, è molto meno espressivo di un ritratto di donna alla stessa ora nella stessa stagione... Ma anche fosse? Si era calato nella vita mondana di Parigi? Tra l’altro non era mica l’unico, tipo Degas coi suoi interni, va bè dici lui era già francese, ma meglio ancora allora! Un’italiano a Parigi (il più italiano degli artistiti a Parigi) che cambia il suo stile precedente (altamente italiano, dato che derivava dai macchiaioli) e ‘inventa’ qualcosa di nuovo, ben venga! O no? Non capisco dove sia la critica negativa. Ma poi come fai a critcare uno che ha fatto ritratti così affascinanti?? Personalmente io ritengo che in questi ritratti di donne di Boldini si ritrovano quella eleganza ed spressione intima femminile delle precedenti dame del 400. Un salto di quasi 500 anni a piedi pari e portati benissimo. Tutte bellissime pensano qualcosa ma non rivelano niente; come la Belle Ferronierre del 1490 vi ricordate? Cosa stava pensando? Dove o chi guardava in quel modo? Se davvero era il suo prestigioso amante, certo non lo poteva dire, e men che mai poteva farsi ritrarre con lui, il buon senso del tempo non lo permetteva. Ma lei c’era, e il senso del decorum del tempo le permetteva e anzi le imponeva di essere bella. E se una è bella si può permettere di essere fortemente presente e fortemente allusiva direi; con quello sguardo diagonale dico-non-dico in quella compostissima posa affermava tutta la sua presenza e imponeva di soppiatto un certo rispetto. E lo stesso le donne di Boldini, sembrano così perse nella loro vanità ‘... sono nature flessuose e disinibite che mostrano senza reticenza un modello di bellezza erudito e, spogliandosi, affermano la loro autodeterminazione di individui maturi e emancipati, pienamente consapevoli della propria femminilità.’ ... vanità che non era concessa 500 anni prima, ma sul ‘pienamente consapevoli della propria femminilità e affermazione’ ci metterei la mano sul fuoco! E di riflesso la mia preferita qui a lato ‘Ritratto della Contessa Luisa Casati con levriero’ 1908.

domenica 26 ottobre 2008

A denti stretti

Quando in un libro vedo un errore di stampa, penso sempre che qualcosa di nuovo sia stato inventato. (Goethe)

Per trent'anni, sotto i Borgia, gli italiani hanno avuto guerre, terrore, spargimento di sangue e morte, ma hanno prodotto Michelangelo, Leonardo da Vinci e il Rinascimento. Gli svizzeri hanno avuto cinquecento anni di democrazia e di pace e cosa hanno prodotto? L'orologio a cucù! (Orson Welles)

Il filosofo scrive cose che non capisci, poi ti fa credere che è colpa tua. (Boris Makaresko)

Ci sono certi scrittori che riescono ad esprimere in venti pagine cose per cui talvolta mi ci vogliono addirittura due righe. (Kraus)

Io non sono un bravo pittore. Sono troppo intelligente per essere un bravo pittore. I bravi pittori sono stupidi, ad eccezione di Velàzquez che era un genio (Salvator Dalì)

La cosa che sente più stupidaggini al mondo è molto probabilmente un quadro di museo.
(Edmond De Goncourt)




sabato 6 settembre 2008

Premessa a posteriori

Volevo fare una breve introduzione a posteriori, qual’ora qualcuno si fosse domandato come mai in questo blog ci sia una sezione dedicata ai film. Ebbene, essendo che il cinema è considerata la settima arte, ed essendo che noi qui trattiamo di Arte Visiva in generale, ed essendo che non mancano film sulla vita e opere di artisti, mi sono comunque sentita in dovere di includere tali opere in questa ‘rubrica’ . Per chi non lo sapesse esistono diversi tipi di film che trattano di arte. Se usiamo la parola ‘film’ nel senso generale del termine cioè 'pellicola' abbiamo i film documentario, i critofilm, i film sulla vita dei pittori, e i film che trattano o si riferiscono a tale periodo artistico ecc ecc. Ma ci sono anche altri motivi per cui ho voluto introdurre quest’angolo sui film, motivi molto meno tecnici e molto più personali. Ci fu un tempo in cui al cinema ci andavo spesso, molto spesso, anni in cui ci andavo almeno una volta a settimana se non due, e mi sorbivo la qualsiasi cosa votata a maggioranza dal resto della compagnia; la quale compagnia del tempo però si può dire non avesse gusti in particolare, quindi potete immaginare si spaziava da Alien a Shall we dance?, da Guerre Stellari a About a boy, da Woody Allen a Dogwille, da Shrek a The Passion... e chi più ne ha più ne metta, il tutto esclusivamente dipendente solo dall’ora in cui il film veniva proiettato quella sera e se c’erano posti rimasti. E qui si capisce perchè la provincia di Verona sia tra le provincie con i più alti incassi nei cinema. Non dico altro. Io personalmente, di andare al cinema così, anche avendo lo sconto che di questi tempi è diventato vitale, mi sono sempre rotta, e chi mi conosce lo sa benissimo. Ogni tanto ho anche cercato di proporre qualche rara pellicola che piacesse a me, ma ero sempre in minoranza e quindi quella volta che davvero non ci volevo rinunciare ci andavo solo col mio ragazzo del tempo, costretto tra l’altro, senza il resto della combriccola, o con qualcuno che sapevo avrebbe apprezzato. I film che ho visto solo in due, cioè con qualcuno appositamente richiesto in comunione d’intendi, sono stati proprio pochi, per esempio ‘Il Fantastico mondo di Amelie’ , ‘Le particelle elemenatri’ e ‘In memoria di me’ per citarne un paio... Anche a vedere ‘La Ragazza con l’Orecchino di Perla’ e ‘I colori dell’anima’ eravamo in due... ma non in comunione d’intenti! Va bè comunque. Dicevo: ne ho visti tanti e molti, a dispetto di tutti i miliari spesi per realizzarli, per me non valevano i 7 euro ( o 4 scontati) del biglietto se partiamo dal fatto che più mi bombardano di pubblicità e più mi rifiuto di vederli. Dei film più interessanti avrò visto il trailer due volte, e di solito erano quelli che nei vari multisala non c’erano, e dovevo andare a cercarli in quei cinema dei quartieri e che li tengono sì e no una settimana. Poi quando, o da quando, sono andata a vivere all’estero il mio rapporto col cinema è cambiato ancora. Ovviamente perchè là i film sono in lingua originale. All’inizio quelle volte che andavo e venivo, che non abitavo ancora là, quando il mio ragazzo proponeva ero sempre restia ad andare al cinema perchè il mio livello di inglese non era eccellente e pensavo che mi sarei dovuta concentrare per due ore a tradurre tutto in tempo reale e avrei fatto una fatica bestia e non mi sarei goduta il film e avrei sicuramente desistito dopo 15minuti e avrei finto per annoiarmi per le restanti 1ora e mezza. Allora com’è andata: all’inizio guardavamo il film a casa on line con i sottotitoli in italiano, ma a parte che non tutti li hanno era molto più un casino cercare di capire l’inglese e poi leggere alla velocità della luce in italiano, allora poi sono passata ai sottotitoli in inglese e devo dire che mi sono trovata meglio. Dopodichè abbiamo iniziato a guardare un serial di quelli comici, uno che in Irlanda è famosissimo e divertentissimo Father Ted (lui è quello a destra del gruppo, affiancato dall’anziano padre consumato dal servizio e da altre cose meno cattoliche, spalla a spalla col giovane padre inesperto, il tutto sotto la supervisione dell’immancabile perpetua della casa) , solo che era vero accento irish ma alla fine coi sottotitoli si capiva benissimo... e finalmente con Father Ted, anche se non si tratta di colossal, riuscivo a godermi una puntata e farmi quattro risate! Alchè dopo tutto questo training quando mi sono trasferita là mi sono sentita sicura di andare a vedere un intero film in inglese al cinema... pagando! E devo dire che in effetti sarebbe sempre meglio vederli in lingua originale, quando è inglese, se la padronanza è buona, certo se è in cantonese stretto magari no... Però devo dire che Il ‘Diavolo Veste Prada’ mi ripropongo di vederlo in italiano, esclusivamente per rubare qualche super battuta a Glen Close in tutto il suo superiore charme! A fine della saga del mio difficile rapporto col cinema, che non so a quanto vipossa interessare, mi pare anche inutile fare l’elenco dei generi che mi piacciono o no, lo capirete dalle varie recenzioni, anche se mi sforzerò di essere obbiettiva! Voglio solo dire che preferisco i film che abbiano una storia vera, o quanto meno probabile. Per quanto riguarda i gialli, gli horror e fantascienza, diciamo che non me li vado a cercare ecco, anche perchè di solito film così non è che si possano proprio definire artistici. Ecco, questo è quanto. Buona lettura.