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mercoledì 13 ottobre 2010

'The Factory Girl' : sotto il sole niente di nuovo.


Non lo so perchè a me i film sulla vita degli artisti non piacciono.
Ci sono arrivata ieri sera dopo una riflessione casuale.

Per caso ieri sera io e Vittorio abbiamo guardato ‘The factory girl’ film biografico sulla vita di Edie Sedgwick, una ‘poor little rich girl’ americana, diventata icona pop degli anni 60 (da parte mia mai sentitia nominare) dal successo dopo l'incontro con Andy Warhol e di tutto l’enturage della sua factory, fino all’immancabile declino per autodistruzione tramite droghe varie all’età di 28 anni. Complimenti. Va bè a parte questo... Il film non mi è piaciuto e sono ancora qui che mi domando perchè. Ma anche tanti altri sulla vita di artisti che ho visto non mi sono piaciuti, per esempio ‘Control’... Ma riflettiamo su ‘The factory girl’.

1: Intanto se vogliamo essere sinceri non mi pare che questa ragazza avesse fatto chissà che per meritrasi tutta quella e questa fama, se non posare come modella per Life e Vogue e apparire come attrice in alcuni film di Warhol appunto, che, con tutto il rispetto per Andy, di cui i quadri e l’idea dietro mi sono sempre piaciuti e interessati moltissimo, ma quelli che lui chiamava movie sarebbe stato meglio chiamarli solo film nel senso tecnico di filmato. Tutto qui. Ok mettici che lui elevò la vita di tutti i giorni ad icona o atto artistico o semplice manifestazione di concetto intrinseco o estrinseco chiamalo come vuoi (tanto dell’arte dopo la pop art si può dire di tutto no?) e/o viceversa abbassò il livello estetico dell’arte in sè a livello della vita quotidiana... ma che faceva in questi movie? In questi suoi film? E qui arriviamo al punto 2: Partendo dal fatto che ci sono due parole per indicare una sequenza di scene filmate: film e movie. Ovviamente hanno due modalità e intenti diversi, film può essere nome e verbo, movie sono nome. Il movie è il prodotto finale di una serie di film-ati se vogliamo no?... Detto ciò Andy non dirigeva nessuno, o dava solo alcune indicazioni (tipo ‘take a chair’) poi ti laciava libero di interpretare come volevi e alcuni film non sono nemmeno interpretati, sono solo risposte a domande, tipo intervista (filmato apppunto non movie) solo in presa diretta come si suol dire no? In The factory girl ce ne sono alcuni esempi lampanti, sia in cui c’è Edie sia in quello dove capita Bob Dylan e altri... quindi se tu tecnicamente non dirigi, non sei un regista, se non sei un regista non è un movie, non tieni nemmeno la telecamera, non sei nemmeno un camaramen, quindi che fai? Filmi, filmi la vita ‘normale’ che metti in atto nel tuo open space e guardi cosa succede. Un filmato insomma. Film non movie.

Ma mettiamo ancora a parte questo, che può essere una critica all’artista Warhol nella critica del film... a parte questo cosa c’è nel film The Factory girl? La vita di questa Edie, che con tutto il rispetto e dispiacere per la sua infanzia non proprio rosea per carità, cosa si vede? Cosa fa? Niente. Vive coi soldi del padre, conosce uno dei migliori aritisti del tempo, è carina, è introdotta nel mondo delle stelle, fa la modella e l’attrice nei filmetti di Warhol (se attrice vogliamo definirla, io direi che presenzia), nel frattempo comincia a farsi di questo e quell’altro intramuscolo e in vena, esce completamente dal mondo della realtà, sperpera tutto, caduta rovinosa: crollo di nervi e del corpo, ricovero. Breve recupero, muore di overdose.

Ora: io di storie così ne avrò viste e sentite fino alla nausea ormai. Nulla da dire sulla recitazione degli attori... ma io dico: ma è possibile che possa essere ancora affascinante raccontare nel venerando annus domini 2006 sempre la vecchia stessa storia pietosa del povero artista bello ricco e maledetto? e nessuno ci aggiunge 'inutile' però! Ma basta! Chissà che mi aspettavo! Sarebbe stato più cool, dico io, fare il film se lei non fosse morta, se avesse potuto testimoniare a testa alta che stava quasi per morire dietro a quelle stronzate anni ’60 che nella vita non le avevano dato nulla che avesse davvero valore, anzi gliela stavano quasi per togliere la vita! Sarebbe stato più cool poterle sentir dire mestamente che ne so ‘Adesso sto bene, mi sono trasferita a Cabout Cove e faccio e vendo le mie marmellate! Sono ancora un’artista perchè le etichette le disegno io e sono tutte pezzi unici! Sto molto meglio di quando ero ricca e famosa e vaffxxxxx a Andy Warhol e a tutti quei tossici allucinati della Factory!’ Così sì che sarbbe stata una vera out-sider!! E invece no! Sempre il solito clichè. Che poi verso la fine del film lei in preda alla disperazione e all’astinenza va da Warhol e gli altri a rinfacciargli il com’è ridotta (e lì mi sono domandata: ma che vuoi scusa?), mentre dopo nella seduta di analisi in ospedale dice che lei riconosce di non dover incolpare nessuno, di essere stata lei ad aver fatto delle scelte... Questa è l’unica parte sensata del film (anche se secondo me scelte nel vero senso del termine non ne aveva mai fatte, aveva vissuto in preda agli eventi e alle persone)... e lì ero quasi felice per lei, e già mi domandavo chissà che fa a quest’ora, quanti anni avrà, eccetera eccetera (me la immaginavo davvero nonna nel country side del Maine) ma dopo 5 minuti leggi nelle scritte che un anno dopo è morta di overdose e allora dici ‘sì va bè ma cosa ti ho ascoltata a fare!?’

Cosa dite sono troppo cinica? Troppo crudele? Centra questo col fatto che il film non mi è piaciuto? E poi Andy Wharhol, ripeto, tutto il rispetto per suo nuovo concetto rivoluzionario di arte, ma in questo film è dipinto, è proprio il caso di dirlo, come uno senza spina dorsale. Apatico e amorfo nei confronti di tutti quelli che gli stavano attorno, che a me hanno dato l’idea altro che di artisti, ma di saprofiti di artista, Andy in questo caso, e che lui nemmeno se ne curasse. Per esempio Andy si infastidisce appena come un vero british quando vede che alcuni dei suoi collaboratori si drogano lì dentro la factory e lui si limita a dire ‘ma no ragazzi, dov’è il cartello?’ E spunta da dietro uno con un foglio scritto a mano ‘no drogs’ con una faccia della serie il cartello quale? Questo? Come se dovesse far vedere al capo che il cartello c’è, è lì all’occorrenza, non è che l’hanno buttato perchè inutile, ma in realtà nessuno se ne frega nè del cartello nè soprattutto che il padrone della factory dove tu bivacchi e grazie al quale vivi di luci riflessa abbia messo quell’avviso. Ci manca solo che dicesse ‘dai ragazzi non siate sciocchi, non drogatevi che vi fa male, sùvvia!’. Si gira e se ne va non curante. Scena secondo me altamente esplicativa quando non sa nemmeno cosa rispondere alla provocazione di Bob Dyland quando gli dice ‘è grandioso di come tu ti prenda cura di tutte queste persone che hai attorno...’ lui spiazzato non sa che rispondere. Che dovrebbe dire? No non è che io mi curo di loro. Come non ti curi di loro? No anzi sì mi curo di loro ma io non sono il capo ... e se io fossi stato Bob Dyland gli avrei detto quindi tu lavori e paghi solo l’affitto per tutti!... complimenti! Ma non lo vedi allora che sei circondato da una manica di sfruttatori che fanno i loro porci comodi alle tue spalle? Come quelli che si drogano qua dentro anche se tu hai messo il cartello e quei due alle tue spalle che si stanno tranquillamente diciamo ‘accoppiando’ su una sedia davanti a tutti finchè io e te stiamo parlando. Ora lasciamo stare il carattere idealista di Bob Dyland ma in quel caso forse aveva assolutamente ragione, almeno io lo avrei condiviso: li prende per una manica di idioti tutto fumo artistico e niente arrosto concreto, e se ne va.

Insomma Warhol appare una persona che non ha nessun senso dell’affettività sviluppato (tranne quello per la mamma) da nessun punto di vista. All’inizio sembra che per Edie provi qualcosa di privato e profondo, come una relazione elitaria, dopo quando lei trova altri spazi, diciamo, è il primo che le volta le spalle come per un dispetto tra bambini. Almeno lei, in tutta la sua ingenuità e problematicità un qualche senso di sentimento ce lo aveva e lo dimostrava, sia per lui che per altri e soprattutto era entusiasta di quel che le stava succedendo, (certo a vent'anni!) tanto da perdere il controllo della situazione (certo, a vent'anni!!), ma lui proprio mi è parso un’ameba che non si capisce nemmeno da dove gli spuntasse tutta questa genialità. Va bè dici, il film non è su di lui, ma su di lei, lui sarebbe il secondo personaggio protagonista, sì ma cavolo avrà pur avuto una personalità no? La stessa reazione di ‘non vedo-non dico- non soffro’ quando vede che una ragazza sta facendo un’ignezione delle solite proprio ad Edie... ma dico ma che atteggiamento è? E se non te ne curi perchè te la prendi se ha conosciuto Bob Dylan e vuole uscire con lui? Cos’è, non è più degna di fare l’attrice per te? Pietosa e personalmente disturbante a livello emotivo poi la scena in cui fingono/filmano un’intervista e lei viene palpata a piacimento da uno degli ‘attori’ finchè gli altri guardano, e vedono benissimo che lei non vuole, prova disagio e schifo, eppure guardano e non dicono ‘ok stop!’ anzi le dicono "dai Edie fai come se lo volessi!". Ma come? ma non eri tu quello per i sentimenti verii? Quello che filmava la realtà? Mi domando fino a quando volevano andare avanti? Quella si stava per mettere a piangere prima di divincolarsi. Poi è da vedere se questa cosa sia accaduta davvero o no, ma se sì allora No No mi dispiace Andy hai toccato il fondo! E tutto perchè? Per farle sentire ancora qualcosa di vero come dici tu? Ma per favore! ma per chi poi? Ti preoccupavi per lei in quel momento che davvero avesse delle reazioni vere o per il tuo personale egoismo artistico? Dai dai!

Insomma questo film non mi è piaciuto per niente, nè per la storia della vita della ragazza, che non racconta niente di nuovo rispetto ad altre, nè per come risulta il personaggio di Warhol, nè per come finisce. Conclusione: non penso proprio che ci fosse bisogno assoluto di questo film, su questa ragazza la quale ricalca la vita di mille altri artisti o presunti tali, incapaci di gestire la propria popolarità, creati e fagocitati dall’inconsistenza, e ormai inaccettabile a mio modesto parere, dell’ideologia americana del ‘se non appari non esisti’ (vedi la battuta: non ti vuole più nessuno, pensano che tu sia diventata volgare! - Volgare, come? - A non lo so cara, ma meglio volgare che noiosa!). Finchè l’idea era quella di Oscar Wilde, del secolo prima, poteva ancora essere sostenibile, (Che si parli dime; nel bene o nel male, purchè se ne parli) con le dovute pinze, ma era accettabile soprattutto se sotto quell’aria di sufficienza verso tutti gli altri tu in realtà eri davvero un essere pensate. Analizzavi e sprimevi davvero davvero qualcosa di diverso su come andava la tua società. Ma se tutto si riduce a credere che la vita sia, non apparenza, ma addirittura appariscenza... al far credere agli altri che tanto più SEI quanti più lustrini HAI... ecco che alla fine, quando non si parla più di te e vieni sostituita con una che ti somiglia, dentro sei ‘vuoto come le lattine del tuo amico artista’. E va bene che 'life is too important to be taken seriously'... però c'è un limite a tutto!!! Allora meglio vivere a Cabot Cove e fare le marmellate!

Vedrai che tra qualche anno faranno un film biografico anche su quell’esaurita di Britney Spears, la quale già ha avuto il coraggio di incidere una canzone e realizzare un video come ‘Isn’t she lovely?’ che pietoso è dire niente... Prima o poi, morta o no, uscirà un film dove la scena più tragica sarà quella di quando si rasa la testa!

martedì 3 febbraio 2009

'Diamo a Cesare ciò che è di Cesare!'

Premetto subito che parla una che, come si dice al giorno d’oggi, viene da dark. Al tempo mi ci sentivo proprio parte, soprattutto perchè c’era una filosofia di vita sotto che si rifletteva poi in un atteggiamento esterno. Ero giovane quando coniai questo detto di cui vado fiera tutt’ora: "il punk si agita per tutto, il dark non si scompone per niente." Andando avanti negli anni, non so cos’è successo, sono cambiata, maturata, cresciuta, o semplicemente me ne sono fatta una ragione, insomma ne sono uscita senza però mai rinnegarlo e soprattutto sempre condividendo i punti più fondamentali e intimi. Dal di fuori, ma con la consapevolezza di chi parla con cognizione di causa, ho seguito tutte le successive evoluzioni di tale moda senza mai aderire a nessuna. Premessa numero due: Io sono del '77 quindi il dark che seguivo io era negli anni ‘90 il quale non era già più l’originale, ma solo il primo revival. Anche se non lo chiamerei proprio revival, perchè non era proprio tornato di moda, eravamo pochi a dir la verità a non cedere all'altro tipo di depressione/esasperazione del grunge. Non era come il revival degli Abba di adesso, ci siamo capiti. Comunque... la perplessità di questo post -nel quale mi dilungherò un po’ ma l’argomento mi sta particolarmente a cuore- o chiamiamola riflessione estetico-morale-filosofica, nasce da un bisogno di mettere i puntini sulle i riguardo quella che vuole soppiantare, o sembra aver soppiantato, o superato o evoluto il buon vecchio timido dark (il quale infatti is not dead, a differenza del punk). In poche parole io ce l’ho con i Goth! Avete presente no? Se non ne avete mai sentito parlare basta scrivere su wikipedia ‘moda gotica’ o peggio ancora ‘goth’ giusto per darsi un tono. Ecco io questa gente non la sopporto per un semplice fatto di correttezza o coerenza, non saprei come chiamarlo, per non dire ignoranza. Non sono qui a discutere i principi primi o ultimi fondamentali (che comunque dubito esserci) di questi personaggi goth, non mi interessano a priori quando vedo già in partenza la questione è confusa, per non dire completamente sbagliata. Vi spiego: avendo presente come vanno in giro vestiti questi personaggi dei fumetti (perchè altro non sono, e non li definisco così a caso), mi domando e dico: e dove sarebbe il ‘gotico’ scusa? Questa gente, chi ha creato questa moda e l’ha battezzata gotich o goth che dir si voglia, che dovrebbe prendere le mosse dallo stile gotico, dico questa gente ha la minima idea di cosa era il vero gotico con la G maiuscola? Cioè la vera corrente artistica, quella che inizia a metà del 12sec in Francia, in Italia verso la fine del 14sec e che ne dura almeno almeno altri 3. Quella quella! Quella di gente come Pisanello e Paolo Uccello (a sinistra la prinicipessa di 'San Giorgio salva la Principessa dal Drago') per dirne due (a destra sfilata in abito d'epoca). Ne sapevano qualcosa quando hanno deciso di dare questo appellativo a una moda del genere? Secondo me NO! Tutto parte da un’errata concezione, o uso comune errato, di vedere o pensare al Gotico come tempo oscuro di magie mostri, forze occulte, messe nere, satana eccetera eccetera. Insommna tante cose che ti danno una brutta sensazione di buio, nero, basso, angusto e cattivo. Ho una notizia per i miei amici goth... il gotico, questo sconosciuto, era tutto teso all’innalzamento verso la luce! Luce dalle vetrate, e giochi di luce dai loro colori. (vedi destra... li vedi i colori?) È sì cari miei! Ora suppongo, e non ho ragione per non farlo, che questa gente sia ignorante in materia, ma dico: non bisogna mica essere Achille Bonito Oliva per sapere qualcosa di storia dell’arte, per il volgo c’è wikipedia, usatela no? Digitate ‘moda goth’ e ‘periodo Gotico’ in due ricerche diverse, leggete, e ditemi quante affinità trovate! Siccome la più grande espressione del gotico è stata nell’architettura, vediamo di farvi capire con alcuni esempi, direi lampanti, e qui mai il termine fu usato meglio a dispetto dei nostri bui amici gotthici! -I gotthici, ormai ho deciso che li chiamo così, per distinguerli dai veri Gotici , cioè quelli che vissero veramente quella ‘moda’ nella loro contemporaneità! - Guardate l’immagine qui a sinistra, direi che parla da sola! La cattedrale di Beauvais, ufficialmente Saint-Pierre de Beauvais, è uno dei più celebri esempi di architettura Gotica. Rimasta incompiuta, venne costruita con l'intento di erigere nella cittadina di Beauvais la più alta chiesa cristiana in assoluto. Io non ci vedo niente di angusto (la più alta) e cattivo (cristiana, a prescindere dalla tua religione). Ma se questo esempio non vi bastasse, bè digitate ‘immagini cattedrali gotiche’... un elenco di nomi e di immagini qui sarebbe impossibile nonchè inutile. Primo ultimo e non ultimo il nostro duomo di Milano.

Ma torniamo a parlare un po’ di questa moda cattivissima e vampiresca dei gotthici. Confrontiamo. Anche qui direi che le immagini parlano da sole... a sinistra vero vestito dell'epoca in un afrresco, a destra un'esponente contemporanea....
ma MAGAAARI FOSSI GOTICA FIGLIA MIA! Vuoi mettere l’eleganza del vero gotico 2e3centesco! Mai visto un ritratto di dama del tempo? Non vedo nessun rossetto e unghie nere, corna, pircing e ragnantele, calze a rete strappate e borchie. Ma per favore dai! Forse le uniche cose che c’entrano sono i guanti ma certo non a rete strappate! A un certo punto verso la fine degli anni '90, quest’associazione carnevalesca dei gotthici prende diverse strade. Le più inconcepibili, o inconciliabili con la parola ‘gotica’ sono il CYBERgoth (che se ci pensi è una contraddizione in termini!) di cui la rappresentante nella foto, e il FETISHgoth (una cosa è il fetish – e qui ci sarebbe da fare una ulteriore distinzione tra fetish e oggetto feticcio- il sado e il bondage altro è il gotico, perchè uno a cui piace il fetish non può essere colorato? Non può avere come oggetto feticcio una banana di peluche leopardata? Deve avere solo croci?). Poi c’è il VAMPIREgoth, il quale tutto sommato sarebbe anche il più decente (a volte addirittura elegante) dei tre sopra, e che è un po’ anche lo stile di Marylin Manson in alcuni video, cilindro o cappello gessato, monocolo, bastone, giacca lunga dietro. E sai perchè risulta sopportabile? Perchè questa vampiregoth deriva dalla Elegant Gothic Aristocrat dello stilista e musicista Mana, (Jappone, 1999) che si basa sul connubio tra moda aristocratica e moda gotica. Cioè vuol dire che è stata pensata e fatta da una ricerca di gente del mestiere. Questo stile, secondo me, sembra essere il più sensato, anche perchè se ci rifacciamo a storie di vampiri il famoso conte Vlad visse proprio in quel periodo (1431-1476) ma resta il fatto che dubito fortemenete che il conte e i suoi contemporanei scadessero in eleganza come i loro posteri goth, per non dimenticare che stiamo parlando di esseri –vampiri- di fantasia! Insomma per concludere io vorrei che fosse fatta giustizia, che sia ridata eleganza ad un termine che lo merita e non che sia bistrattato così. Ma allora come definire i nostri amici gotthici ormai orfani? Io direi meglio che sono degli ‘altomedievali’ o addirittura dei romanici! NON che i ‘romanici’ si vestissero in quel modo, ma se dobbiamo restare in tema di scuro e oscuro... esempio lampante anche qui architettura delle chiese ci viene in aiuto, le romaniche erano anche più buie di quelle paleocristiane perchè mancavano di grandi vetrate, i tetti erano bassi, addirittura avevano arcate cieche e fori-finestra finti. ‘Prima dell'VIII secolo si può inquadrare l'arte altomedievale nello studio delle produzioni artistiche delle popolazioni barbariche, tra le quali assume un particolare rilievo l'arte longobarda.’ Andate a farvi una cultura almeno solo di immagini. Ultima cosa sempre riguardo la moda nei vestiti goth... Confrontiamo: a sinistra abito confezionato su modelli dell'epoca . Prego notare l’eleganza della vita stretta (sia qui che sopra) del piccolo strascico a volte, lo scollo e le maniche da aderenti a svasate. E quest’altro a destra? Gooooth, molto goooth certo.... immaginatelo con dentro una ragazza col rossetto nero, calze a rete strappate, capelli rasta neri tirati su a forma di corna, o lisci davanti agli occhi, croci al collo, scarponi con borchie e borsetta col teschio di Jack Skeleton... ma guardatelo bene, il vestito in sè... ... se fosse bianco o di un altro colore, o a righe colorate - perchè i colori esistevano già è! non esisteva solo il nero- chi se lo metterebbe? Neanche un’abajour nel peggiore barocco!... Devo dire altro?