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mercoledì 13 ottobre 2010

'The Factory Girl' : sotto il sole niente di nuovo.


Non lo so perchè a me i film sulla vita degli artisti non piacciono.
Ci sono arrivata ieri sera dopo una riflessione casuale.

Per caso ieri sera io e Vittorio abbiamo guardato ‘The factory girl’ film biografico sulla vita di Edie Sedgwick, una ‘poor little rich girl’ americana, diventata icona pop degli anni 60 (da parte mia mai sentitia nominare) dal successo dopo l'incontro con Andy Warhol e di tutto l’enturage della sua factory, fino all’immancabile declino per autodistruzione tramite droghe varie all’età di 28 anni. Complimenti. Va bè a parte questo... Il film non mi è piaciuto e sono ancora qui che mi domando perchè. Ma anche tanti altri sulla vita di artisti che ho visto non mi sono piaciuti, per esempio ‘Control’... Ma riflettiamo su ‘The factory girl’.

1: Intanto se vogliamo essere sinceri non mi pare che questa ragazza avesse fatto chissà che per meritrasi tutta quella e questa fama, se non posare come modella per Life e Vogue e apparire come attrice in alcuni film di Warhol appunto, che, con tutto il rispetto per Andy, di cui i quadri e l’idea dietro mi sono sempre piaciuti e interessati moltissimo, ma quelli che lui chiamava movie sarebbe stato meglio chiamarli solo film nel senso tecnico di filmato. Tutto qui. Ok mettici che lui elevò la vita di tutti i giorni ad icona o atto artistico o semplice manifestazione di concetto intrinseco o estrinseco chiamalo come vuoi (tanto dell’arte dopo la pop art si può dire di tutto no?) e/o viceversa abbassò il livello estetico dell’arte in sè a livello della vita quotidiana... ma che faceva in questi movie? In questi suoi film? E qui arriviamo al punto 2: Partendo dal fatto che ci sono due parole per indicare una sequenza di scene filmate: film e movie. Ovviamente hanno due modalità e intenti diversi, film può essere nome e verbo, movie sono nome. Il movie è il prodotto finale di una serie di film-ati se vogliamo no?... Detto ciò Andy non dirigeva nessuno, o dava solo alcune indicazioni (tipo ‘take a chair’) poi ti laciava libero di interpretare come volevi e alcuni film non sono nemmeno interpretati, sono solo risposte a domande, tipo intervista (filmato apppunto non movie) solo in presa diretta come si suol dire no? In The factory girl ce ne sono alcuni esempi lampanti, sia in cui c’è Edie sia in quello dove capita Bob Dylan e altri... quindi se tu tecnicamente non dirigi, non sei un regista, se non sei un regista non è un movie, non tieni nemmeno la telecamera, non sei nemmeno un camaramen, quindi che fai? Filmi, filmi la vita ‘normale’ che metti in atto nel tuo open space e guardi cosa succede. Un filmato insomma. Film non movie.

Ma mettiamo ancora a parte questo, che può essere una critica all’artista Warhol nella critica del film... a parte questo cosa c’è nel film The Factory girl? La vita di questa Edie, che con tutto il rispetto e dispiacere per la sua infanzia non proprio rosea per carità, cosa si vede? Cosa fa? Niente. Vive coi soldi del padre, conosce uno dei migliori aritisti del tempo, è carina, è introdotta nel mondo delle stelle, fa la modella e l’attrice nei filmetti di Warhol (se attrice vogliamo definirla, io direi che presenzia), nel frattempo comincia a farsi di questo e quell’altro intramuscolo e in vena, esce completamente dal mondo della realtà, sperpera tutto, caduta rovinosa: crollo di nervi e del corpo, ricovero. Breve recupero, muore di overdose.

Ora: io di storie così ne avrò viste e sentite fino alla nausea ormai. Nulla da dire sulla recitazione degli attori... ma io dico: ma è possibile che possa essere ancora affascinante raccontare nel venerando annus domini 2006 sempre la vecchia stessa storia pietosa del povero artista bello ricco e maledetto? e nessuno ci aggiunge 'inutile' però! Ma basta! Chissà che mi aspettavo! Sarebbe stato più cool, dico io, fare il film se lei non fosse morta, se avesse potuto testimoniare a testa alta che stava quasi per morire dietro a quelle stronzate anni ’60 che nella vita non le avevano dato nulla che avesse davvero valore, anzi gliela stavano quasi per togliere la vita! Sarebbe stato più cool poterle sentir dire mestamente che ne so ‘Adesso sto bene, mi sono trasferita a Cabout Cove e faccio e vendo le mie marmellate! Sono ancora un’artista perchè le etichette le disegno io e sono tutte pezzi unici! Sto molto meglio di quando ero ricca e famosa e vaffxxxxx a Andy Warhol e a tutti quei tossici allucinati della Factory!’ Così sì che sarbbe stata una vera out-sider!! E invece no! Sempre il solito clichè. Che poi verso la fine del film lei in preda alla disperazione e all’astinenza va da Warhol e gli altri a rinfacciargli il com’è ridotta (e lì mi sono domandata: ma che vuoi scusa?), mentre dopo nella seduta di analisi in ospedale dice che lei riconosce di non dover incolpare nessuno, di essere stata lei ad aver fatto delle scelte... Questa è l’unica parte sensata del film (anche se secondo me scelte nel vero senso del termine non ne aveva mai fatte, aveva vissuto in preda agli eventi e alle persone)... e lì ero quasi felice per lei, e già mi domandavo chissà che fa a quest’ora, quanti anni avrà, eccetera eccetera (me la immaginavo davvero nonna nel country side del Maine) ma dopo 5 minuti leggi nelle scritte che un anno dopo è morta di overdose e allora dici ‘sì va bè ma cosa ti ho ascoltata a fare!?’

Cosa dite sono troppo cinica? Troppo crudele? Centra questo col fatto che il film non mi è piaciuto? E poi Andy Wharhol, ripeto, tutto il rispetto per suo nuovo concetto rivoluzionario di arte, ma in questo film è dipinto, è proprio il caso di dirlo, come uno senza spina dorsale. Apatico e amorfo nei confronti di tutti quelli che gli stavano attorno, che a me hanno dato l’idea altro che di artisti, ma di saprofiti di artista, Andy in questo caso, e che lui nemmeno se ne curasse. Per esempio Andy si infastidisce appena come un vero british quando vede che alcuni dei suoi collaboratori si drogano lì dentro la factory e lui si limita a dire ‘ma no ragazzi, dov’è il cartello?’ E spunta da dietro uno con un foglio scritto a mano ‘no drogs’ con una faccia della serie il cartello quale? Questo? Come se dovesse far vedere al capo che il cartello c’è, è lì all’occorrenza, non è che l’hanno buttato perchè inutile, ma in realtà nessuno se ne frega nè del cartello nè soprattutto che il padrone della factory dove tu bivacchi e grazie al quale vivi di luci riflessa abbia messo quell’avviso. Ci manca solo che dicesse ‘dai ragazzi non siate sciocchi, non drogatevi che vi fa male, sùvvia!’. Si gira e se ne va non curante. Scena secondo me altamente esplicativa quando non sa nemmeno cosa rispondere alla provocazione di Bob Dyland quando gli dice ‘è grandioso di come tu ti prenda cura di tutte queste persone che hai attorno...’ lui spiazzato non sa che rispondere. Che dovrebbe dire? No non è che io mi curo di loro. Come non ti curi di loro? No anzi sì mi curo di loro ma io non sono il capo ... e se io fossi stato Bob Dyland gli avrei detto quindi tu lavori e paghi solo l’affitto per tutti!... complimenti! Ma non lo vedi allora che sei circondato da una manica di sfruttatori che fanno i loro porci comodi alle tue spalle? Come quelli che si drogano qua dentro anche se tu hai messo il cartello e quei due alle tue spalle che si stanno tranquillamente diciamo ‘accoppiando’ su una sedia davanti a tutti finchè io e te stiamo parlando. Ora lasciamo stare il carattere idealista di Bob Dyland ma in quel caso forse aveva assolutamente ragione, almeno io lo avrei condiviso: li prende per una manica di idioti tutto fumo artistico e niente arrosto concreto, e se ne va.

Insomma Warhol appare una persona che non ha nessun senso dell’affettività sviluppato (tranne quello per la mamma) da nessun punto di vista. All’inizio sembra che per Edie provi qualcosa di privato e profondo, come una relazione elitaria, dopo quando lei trova altri spazi, diciamo, è il primo che le volta le spalle come per un dispetto tra bambini. Almeno lei, in tutta la sua ingenuità e problematicità un qualche senso di sentimento ce lo aveva e lo dimostrava, sia per lui che per altri e soprattutto era entusiasta di quel che le stava succedendo, (certo a vent'anni!) tanto da perdere il controllo della situazione (certo, a vent'anni!!), ma lui proprio mi è parso un’ameba che non si capisce nemmeno da dove gli spuntasse tutta questa genialità. Va bè dici, il film non è su di lui, ma su di lei, lui sarebbe il secondo personaggio protagonista, sì ma cavolo avrà pur avuto una personalità no? La stessa reazione di ‘non vedo-non dico- non soffro’ quando vede che una ragazza sta facendo un’ignezione delle solite proprio ad Edie... ma dico ma che atteggiamento è? E se non te ne curi perchè te la prendi se ha conosciuto Bob Dylan e vuole uscire con lui? Cos’è, non è più degna di fare l’attrice per te? Pietosa e personalmente disturbante a livello emotivo poi la scena in cui fingono/filmano un’intervista e lei viene palpata a piacimento da uno degli ‘attori’ finchè gli altri guardano, e vedono benissimo che lei non vuole, prova disagio e schifo, eppure guardano e non dicono ‘ok stop!’ anzi le dicono "dai Edie fai come se lo volessi!". Ma come? ma non eri tu quello per i sentimenti verii? Quello che filmava la realtà? Mi domando fino a quando volevano andare avanti? Quella si stava per mettere a piangere prima di divincolarsi. Poi è da vedere se questa cosa sia accaduta davvero o no, ma se sì allora No No mi dispiace Andy hai toccato il fondo! E tutto perchè? Per farle sentire ancora qualcosa di vero come dici tu? Ma per favore! ma per chi poi? Ti preoccupavi per lei in quel momento che davvero avesse delle reazioni vere o per il tuo personale egoismo artistico? Dai dai!

Insomma questo film non mi è piaciuto per niente, nè per la storia della vita della ragazza, che non racconta niente di nuovo rispetto ad altre, nè per come risulta il personaggio di Warhol, nè per come finisce. Conclusione: non penso proprio che ci fosse bisogno assoluto di questo film, su questa ragazza la quale ricalca la vita di mille altri artisti o presunti tali, incapaci di gestire la propria popolarità, creati e fagocitati dall’inconsistenza, e ormai inaccettabile a mio modesto parere, dell’ideologia americana del ‘se non appari non esisti’ (vedi la battuta: non ti vuole più nessuno, pensano che tu sia diventata volgare! - Volgare, come? - A non lo so cara, ma meglio volgare che noiosa!). Finchè l’idea era quella di Oscar Wilde, del secolo prima, poteva ancora essere sostenibile, (Che si parli dime; nel bene o nel male, purchè se ne parli) con le dovute pinze, ma era accettabile soprattutto se sotto quell’aria di sufficienza verso tutti gli altri tu in realtà eri davvero un essere pensate. Analizzavi e sprimevi davvero davvero qualcosa di diverso su come andava la tua società. Ma se tutto si riduce a credere che la vita sia, non apparenza, ma addirittura appariscenza... al far credere agli altri che tanto più SEI quanti più lustrini HAI... ecco che alla fine, quando non si parla più di te e vieni sostituita con una che ti somiglia, dentro sei ‘vuoto come le lattine del tuo amico artista’. E va bene che 'life is too important to be taken seriously'... però c'è un limite a tutto!!! Allora meglio vivere a Cabot Cove e fare le marmellate!

Vedrai che tra qualche anno faranno un film biografico anche su quell’esaurita di Britney Spears, la quale già ha avuto il coraggio di incidere una canzone e realizzare un video come ‘Isn’t she lovely?’ che pietoso è dire niente... Prima o poi, morta o no, uscirà un film dove la scena più tragica sarà quella di quando si rasa la testa!

sabato 6 settembre 2008

Premessa a posteriori

Volevo fare una breve introduzione a posteriori, qual’ora qualcuno si fosse domandato come mai in questo blog ci sia una sezione dedicata ai film. Ebbene, essendo che il cinema è considerata la settima arte, ed essendo che noi qui trattiamo di Arte Visiva in generale, ed essendo che non mancano film sulla vita e opere di artisti, mi sono comunque sentita in dovere di includere tali opere in questa ‘rubrica’ . Per chi non lo sapesse esistono diversi tipi di film che trattano di arte. Se usiamo la parola ‘film’ nel senso generale del termine cioè 'pellicola' abbiamo i film documentario, i critofilm, i film sulla vita dei pittori, e i film che trattano o si riferiscono a tale periodo artistico ecc ecc. Ma ci sono anche altri motivi per cui ho voluto introdurre quest’angolo sui film, motivi molto meno tecnici e molto più personali. Ci fu un tempo in cui al cinema ci andavo spesso, molto spesso, anni in cui ci andavo almeno una volta a settimana se non due, e mi sorbivo la qualsiasi cosa votata a maggioranza dal resto della compagnia; la quale compagnia del tempo però si può dire non avesse gusti in particolare, quindi potete immaginare si spaziava da Alien a Shall we dance?, da Guerre Stellari a About a boy, da Woody Allen a Dogwille, da Shrek a The Passion... e chi più ne ha più ne metta, il tutto esclusivamente dipendente solo dall’ora in cui il film veniva proiettato quella sera e se c’erano posti rimasti. E qui si capisce perchè la provincia di Verona sia tra le provincie con i più alti incassi nei cinema. Non dico altro. Io personalmente, di andare al cinema così, anche avendo lo sconto che di questi tempi è diventato vitale, mi sono sempre rotta, e chi mi conosce lo sa benissimo. Ogni tanto ho anche cercato di proporre qualche rara pellicola che piacesse a me, ma ero sempre in minoranza e quindi quella volta che davvero non ci volevo rinunciare ci andavo solo col mio ragazzo del tempo, costretto tra l’altro, senza il resto della combriccola, o con qualcuno che sapevo avrebbe apprezzato. I film che ho visto solo in due, cioè con qualcuno appositamente richiesto in comunione d’intendi, sono stati proprio pochi, per esempio ‘Il Fantastico mondo di Amelie’ , ‘Le particelle elemenatri’ e ‘In memoria di me’ per citarne un paio... Anche a vedere ‘La Ragazza con l’Orecchino di Perla’ e ‘I colori dell’anima’ eravamo in due... ma non in comunione d’intenti! Va bè comunque. Dicevo: ne ho visti tanti e molti, a dispetto di tutti i miliari spesi per realizzarli, per me non valevano i 7 euro ( o 4 scontati) del biglietto se partiamo dal fatto che più mi bombardano di pubblicità e più mi rifiuto di vederli. Dei film più interessanti avrò visto il trailer due volte, e di solito erano quelli che nei vari multisala non c’erano, e dovevo andare a cercarli in quei cinema dei quartieri e che li tengono sì e no una settimana. Poi quando, o da quando, sono andata a vivere all’estero il mio rapporto col cinema è cambiato ancora. Ovviamente perchè là i film sono in lingua originale. All’inizio quelle volte che andavo e venivo, che non abitavo ancora là, quando il mio ragazzo proponeva ero sempre restia ad andare al cinema perchè il mio livello di inglese non era eccellente e pensavo che mi sarei dovuta concentrare per due ore a tradurre tutto in tempo reale e avrei fatto una fatica bestia e non mi sarei goduta il film e avrei sicuramente desistito dopo 15minuti e avrei finto per annoiarmi per le restanti 1ora e mezza. Allora com’è andata: all’inizio guardavamo il film a casa on line con i sottotitoli in italiano, ma a parte che non tutti li hanno era molto più un casino cercare di capire l’inglese e poi leggere alla velocità della luce in italiano, allora poi sono passata ai sottotitoli in inglese e devo dire che mi sono trovata meglio. Dopodichè abbiamo iniziato a guardare un serial di quelli comici, uno che in Irlanda è famosissimo e divertentissimo Father Ted (lui è quello a destra del gruppo, affiancato dall’anziano padre consumato dal servizio e da altre cose meno cattoliche, spalla a spalla col giovane padre inesperto, il tutto sotto la supervisione dell’immancabile perpetua della casa) , solo che era vero accento irish ma alla fine coi sottotitoli si capiva benissimo... e finalmente con Father Ted, anche se non si tratta di colossal, riuscivo a godermi una puntata e farmi quattro risate! Alchè dopo tutto questo training quando mi sono trasferita là mi sono sentita sicura di andare a vedere un intero film in inglese al cinema... pagando! E devo dire che in effetti sarebbe sempre meglio vederli in lingua originale, quando è inglese, se la padronanza è buona, certo se è in cantonese stretto magari no... Però devo dire che Il ‘Diavolo Veste Prada’ mi ripropongo di vederlo in italiano, esclusivamente per rubare qualche super battuta a Glen Close in tutto il suo superiore charme! A fine della saga del mio difficile rapporto col cinema, che non so a quanto vipossa interessare, mi pare anche inutile fare l’elenco dei generi che mi piacciono o no, lo capirete dalle varie recenzioni, anche se mi sforzerò di essere obbiettiva! Voglio solo dire che preferisco i film che abbiano una storia vera, o quanto meno probabile. Per quanto riguarda i gialli, gli horror e fantascienza, diciamo che non me li vado a cercare ecco, anche perchè di solito film così non è che si possano proprio definire artistici. Ecco, questo è quanto. Buona lettura.

martedì 2 settembre 2008

La Ragazza con l'Orecchino di Perla

Oggi parliamo (o meglio mi voglio dilungare), a 5 anni di distanza, o se volete a più di 3 secoli, del pittore olandese Jan Vermeer e del suo famoso ritratto ‘Ragazza con orecchino di perla’ (o ‘Ragazza col turbate’ 1665). Nel 2003 è stato tratto un film che narra la storia di tale ragazza ritratta, film tratto a sua volta dall’omonimo romanzo di Tracy Chevalier. Quindi, per chi non avesse chiaro il procedimento si ha nell’ordine: Jan Vermeer vero pittore esistito 3 secoli fa, dipinto della ragazza, sempre 3 secoli fa, romanzo della Chevalier, 2003, 3 secoli dopo, film stesso anno. Mi sento di parlare e/o criticare questo film per diversi motivi. E’ andata così: partendo dal fatto che i pittori olandesi sono qualcosa di assolutamente stupefacente per la mente e per lo sguardo, e Vermeer resta uno dei miei preferiti su tutti, quando ho dovuto affrontare l’esame di Lingua e letteratura inglese all’università, e ho visto nell’elenco tra i testi a scelta quel romanzo, cogliendo due piccioni con una fava l’ho subito scelto. Dopo di che, siccome a quel tempo un intero libro da leggere in inglese era un po’ troppo per il mio livello, astuta come una faina l’ho comparto anche in italiano, così per poter confrontare la traduzione e capirlo meglio; cosìche quando è uscito nelle sale il film non potevo perdermelo (ps.: ma quell’anno ho visto un saaaacco di film che potevo anche perdermi!... va bè). Entriamo nel vivo della mia critica. Il film, è stato candidato l’anno dopo agli Oscar con tre categorie: miglior regia, fotografia e costumi. Sapete quanti/quali ne ha vinti? Neanche uno, nessuno. E qui ci chiediamo chi erano gli altri candidati e di conseguenza i vincitori. Siccome l’elenco si dilungherebbe troppo, stringo dicendo per chi non lo sappia i candidati per ogni categoria sono 5. Cominciamo: per la miglior regia ha vinto Il Signore delgli Anelli, per la miglior fotografia ha vinto Master and Commander, e per miglior costumi sempre Il Signore degli Anelli. ...attimo di riflessione... Ecco, se avete visto tutti e tre questi film, come me, o anche solo i due premiati, spero che converrete con me che è stato uno scandalo! ....Ma dico... ma Il Signore degli Anelli??!!! Ma ci rendiamo conto? Film che io sono andata a vedere a Bologna (il primo) al Future Film Festival solo perchè il mio amico invasato del genere aveva avuto due biglietti omaggio ad UN EURO e perchè quel pomeriggio io non avemo davvero altro da fare (Il secondo l’ho visto in dvd costretta dal resto della compagnia, e il terzo l’ho saltato a piedi pari). Il Signore degli Anelli miglior regia??? Miglior costumi?? E miglior fotografia Master and Commander??? A mio modesto parere di critica, sarò all’antica ma dico: la regia nel Signori degli Anelli, quale regia? All’80% è computer e non dite che non è vero; i costumi sono tutti inventati perchè trattasi di tempo e luogo inventati, e in fine miglior fotografia Master and Commander... quale fotografia scusa? Con tutta quella nebbia!!... Eh’! io dico che c’è stato un boicottaggio come al solito guidato dagli incassi, nel primo caso, e da Russel Crow attore del momento. La moda del momento era il fantasy (come poi per Harry Potter, che poi anche qui potrei aprire una parentesi quadra dicendo che mi pare che siamo arrivati al punto in cui si concede agli adulti di restare ragazzini con questa odiosissima sindrome di Peter Pan e continuare a leggere i fumetti, e i figli nel caso li avessero avuti invece si snocciolano le saghe più improbabili di 10 tomi ciascina come Signore degli Anelli, Harry Potter, Narnia... tra un po’ leggeranno pure l’Istitutio Oratoria di Quintiliano in tutti i suoi 12 libri se qualcuno gliene fa un film poi!) le mode incassano, i registi producono, i film vendono, i film vincono. Quando invece io direi che La Ragazza dall’Orecchino di Perla almeno uno tra miglior fotografia o costumi lo meritava ampiamente a occhi chiusi, e su questo non transigo! Se lo avete visto, e soprattutto se conoscevate già prima la pittura olandese e di Vermeer in particolare, non potete non concordare o non ricordare che a volte pareva di vedere un particolare quadro olandese prendere vita e muoversi. (Anche in una cosa semplice come pulire i vetri di una finestra! Sfido tutti i profani dell'arte olandese,e chi non ha visto il film, a dire a prima vista quale delle due immagini che vedete qui è il quadro e quale la scena del film) Per me certe piccole scene, certi piccoli particolari erano a dir poco stupefacenti! Più volte restavo a bocca aperta. I costumi poi, e la ricostruzione degli interni, la luce importantissima, tutto lo studio che c’è stato dietro il bisogno di fedeltà di usi e costumi del secolo, non è stata valutata correttamente secondo me. E lì non si tratta di computer o invenzione fantasy. Lì si tratta di fonti vere, di studio, di verifiche, di stile vero, di mani vere, di sarti veri... Chiudo la parentesi strettamente legata al film per aprire quella legata alla storia collegata al libro. Il libro devo dire che è molto bello, si colgono davvero i sentimenti di Griet, che povera e ignorante vive in ristrettezze maggiori di quelle di prima dopo l’incidente del padre, e trova ‘riparo’ come cameriera in questa ricca nuova casa della famiglia Vermeer. Solo che i personaggi che vivono e ruotano in quella casa non sono della più simpatica specie. A partire dalla gerarchia delle sue colleghe cameriere, per passare dalle figlie del pittore, figlie che ogni tanto si moltiplicavano, per non parlare della moglie signora padrona della casa, e poi anche lui, il maestro Vermeer, non è che sprizzasse allegria e compassione da tutti i pori. I personaggi correlati poi... dal viscido venditore d’arte al figlio del macellaio che anche se alla fine era l’unico con cui si poteva avere un dialogo, era pur sempre un ragazzo tagliato troppo grossolanamente per una che non si poteva nemmeno scoprire i capelli. Cito di proposito questa cosa dello scoprirsi i capelli perchè purtroppo è uno dei particolari che fa scadere di molto la trasposizione in film del libro. Sì perchè non lo avevo ancora detto, a dispetto dell’altissima prestazione della fotografia e dei costumi e ambientazioni ecc ecc il film mi ha lasciata molto delusa su questo fronte. Griet prima di tutto sembra solo una che, detto in parole pavore, ‘ha paura di stare al mondo’; i suoi continui sospiri e spaventi emozionali sono decisamente toppi; forse è parso l’unico modo al regista di esprimere tutto l’imbarazzo e il resto dei sentimenti nuovi e confusi che lei provava in certi momenti, e che nel romanzo sono invece davvero ben descritti e coinvolgenti, mentre nel film tutto finisce in un ‘Hh!’ (Che già al terzo dici ‘èh madonna! Sta calma)... Poi questa cosa dei capelli, dicevo, si coglie benissimo nel romanzo (e non sto qui a dirvelo, ve lo andate a leggere perchè davvero merita!) cosa voleva davvero significare a quel tempo per una giovane ragazza. Così come la scena verso al fine dove lei, ripresa dall’alto, passa sulla stella dei venti a mosaico in una strada che percorreva sempre, la narrazione non fa assolutamente cenno a cosa quel passaggio volesse significare dentro di lei. Così come nel trovar la piastrella rotta, la quale situazione mi ha fatto commuovere leggendola mentre in video credo che pochi abbiano davvero colto l’intimo dolore di Griet. Ultima ma non ultima per delusione, la scena di quando riceve gli orecchini. Massima delusione per questo, mi dispiace dirlo. Insomma questo è quanto... Concludo dicendo che quando le luci si sono accese il mio ragazzo del tempo, costretto da me a venire a vedere questo film, dice: “bè, la storia è praticamente nulla!” IO lo guardo delusa ma subito mi rendo che però per tutti quelli che come lui non avevano/ hanno familiarità con l’arte olandese, nè abbiano letto il libro, questo credo sia il risultato di massa... Non puoi rimanere affascinanto dal vedere un quadro prendere vita e muoversi se non lo conosci, e non puoi immedesimarti nella protagonista solo perchè ogni tanto si spaventa... Peccato, davvero.

mercoledì 12 dicembre 2007

Il Codice da Vinci. (Ovvero: Errata Collocazione)

Giorni fa mi sono lasciata convincere a vedere ‘Il codice da Vinci’. Più che altro per necessità perchè non c’era altro da vedere... non è che smaniassi dal vederlo e non so perchè, anche con tutta la pubblicità che hanno fatto mi è passato inosservato... e poi nel frattempo avevo raccolto pareri discordati: il mio ragazzo ha letto il libro e gli è piaciuto, non mi ricordo chi aveva criticato il fatto che ‘un film che parla di Leonardo da Vinci e non c’è una scena girata in Italia!’ (va bè critica criticabile questa), qualcun’altro aveva visto il film e gli era piaciuto altri no, va bè de gustibus non est disputandum e alla fine l’ho visto anch’io. Nelle scene iniziali soprattutto si vedono delle stanze del Louvre con molte opere che effettivamente si torvano lì. Premetto che non sono mai stata al Louvre e nemmeno a Parigi, ma ovviamente prima o poi nella vita ci devo andare; vedi Parigi e poi muori... (come Napoli no?). Il weekend scorso una mia collega c’è andata. Dialogo: collega1: I’v been in Louvre! Collega2: have you seen the Monnalisa? Collega1: yeees! She’s amazing! Collega2: did she smile at you? ...ah ah :) . chiusa parentesi. Torniamo al Codice Da Vinci. Qui mi tocca aprire una parentesi di critica cinematografica: Sarà perchè l’ho visto in lingua italiana che ne so, ma la protagonista femminile era meno espressiva di Dana Scully nelle prime due serie di X-Files. L'espressione che vedete nella foto in alto è pressochè la stessa per tutto il film! E attenzione! Lei è quella in basso a destra, non quell'elegante signora alle sue spalle, che, anche a distanza di secoli, almeno accenna ad un sorriso! Il muro del pianto è più espressivo. E poi l’ ignoranza in generale della protogaonista lasciava senza parole. Come quella volta che alle scuole superiori una mia compagna di classe ha avuto il coraggio di dire nell’interrogazione di storia dell’arte ‘Bruno Elleschi’ invece di Brunelleschi... Filippo. Io ho sgranto gli occhi e mi vergognavo x lei, invece fossi stata la prof sarei svenuta credo. Comunque torniamo alla protagonista del film... Ti concedo che puoi non sapere del dettaglio della mano in più e della persona ‘femminile’ nel quadro dell’ultima cena, perchè è un particolare che il turista, il profano, l’ignorante in materia diciamo, non sa, non se ne accorge, e interpreta il quadro in modo precostituito cioè da quello che il titolo dice, cioè una cena di soli maschi. Ma ammesso e non concesso che tu possa non sapere dell’esistenza delle Crociate, e che esistono anche i Vangeli apocrifi, o che tu lo sappia magari non sai che lasciano intendere che Maria Maddalena fosse ‘ l’amante’ o compagna di Gesù, ma ripeto ammesso e NON concesso, perchè vuol dire che altro che collegio, hai vissuto in un’isola deserta, e se hai vissuto in’isola deserta come fai a fare la polizziotta o que che è a Parigi?? comunque... quando il super docente delle Sette e dei Templari spiegava la storia del Santo Graal e di Maria Maddalena eccetera questa cadeva dalle nuvole in picchiata come un boing747 in avaria ... Ora io dico una cosa: dato che l’ambientazione del film è contemporanea, e la ragazza nel film è giovane, avrà attorno ai trenta non so, io mi domando e dico: ma a scuola, ovunque tu le abbia fatte, mai sentito parlare delle Crociate? Mai visto un film che ne so sul medioevo, o su Gesù di Nazaret dove c’è Maria Maddalena? O mai visto nememno India Jones e l’ultima crociata che parla del Santo Graal?? O La leggenda del Re Pescatore con Robin Williams e Jeff Bridges? Insomma qualcosa di storico culturale o un qualsiasi film che si rifesce a qualcosa del genere in cui possano centrare le crociate o la religione, Mha!... Certo noi italiani siamo più fortunati, non possiamo non saperlo, perchè il nostro San Francesco d'Assisi è stato anche cavaliere nelle crociate, e va bè questo te lo dice la suora alle elementari... ma tu, dico io, inglese o francese che tu sia, ma come fai a non averne neanche mai sentito parlare?? mha! Tra un po’ risolvevi il cubo di Rubik a tre anni... mha!... Comunque dicevo, a parte l’abbacinante ignoranza della ragazza, il film è una specie di polizziesco-caccia al tesoro europeo intrigo internazionale e delirio mistico religioso, e finisce al punto di partenza. E va bè, a parte che a me i gialli e polizieschi personalmente non piacciono, non mi dilungo oltre e arrivo al punto in cui vi spiego il perchè alla fine questo film non mi è piaciuto. A un certo punto, verso la fine, dove si vede un consiglio di cardinali che credo fossero in Vaticano, ma non è detto, insomma nella grande sala, cosa c’è alle spalle del tavolone per dare un tono all’ambiente? La ‘Cattura di Cristo nell’orto’ del Caravaggio del 1601. ... Stupendo e maestoso. Dà lustro alla stanza... e siccome penso siano in Vaticano con molta probabilità uno lo prende per l’oroginale, perchè dovrebbero avere una misera copia? Ci sono tutti gli originali ai Palazzi Vaticani... Caravaggio ha lasciato altre stupende opere a Roma... insomma sì pensi è lì perchè è sempre stato lì, fin dall’origine appunto. Anzi nemmeno te lo chiedi sarà originale, come quelle che hai visto prima al Louvre... Peccato che questa magniloquente opera sia alla National Gallery of Ireland a Dublino (Ireland che è abbasta distante da Roma no?) Lo so perchè in questi mesi mi torvo proprio a Dublino e sono andata più volte ad ammirarla dal vivo e direi che vale la proprio la pena di un viaggio fin qui. Per me è la miglior opera di tutto il museo. Io l’ho vista più volte (perchè fortunatamente qui i musei sono gartis), a 5 centimetri di distanza e senza vetro davanti, e vi giuro che resto sempre incantata. Quasi come i quadri di Vermeer che sono subito dopo, peccato che quetsi sono piccoli. Comuqnue tornado al Caravaggio magari pensi: bè va bè, magari prima era in Vaticano e poi l'hanno portata a Dublino, può essere. NO invece che non può essere! Prima quando? Vi ricordo che il film è ambientato nei giorni nostri, 2006, ma questo quadro (per anni attribuito a tale Gherardo delle Notti) era in possesso dei Padri Gesuiti di Dublino fin dagli 30 del nostro secolo, donatogli da una vedova con la suddetta attribuzione. I Gesuiti stessi poi in tempi recenti lo 'prestarono' stabilemente alla Nationa Gallery della città. Mi dispiace ma questa svista del regista o chi per lui non si può accettare se fai un film in cui tratti d'arte in un modo o nell'altro! Come dire 'io in salotto ho un Van Gogh del 1895' quando lui è morto 5anni prima. Quindi: già il film non mi stava dicendo granchè, poi ho riconosciuto questa ‘errata collocazione’ chiamiamola così, e in più alla fine del film quando Tom Hanks se la fa a piedi dall’hotel fino al Louvre (che mi hanno detto essere molta molta strada!) in pigiama e in ciabatte, ho pensato ‘va bè, visto anche questo, next please.’ ...L’unica cosa che mi ha destato interesse in questo film è quasi alla fine: la chiesa di Rennes-le-Château, in Scozia, di cui non avevo mai sentito parlare, e che mi piacerebbe andare a visitare prima o poi.
Vi farò sapere... .