domenica 8 marzo 2009

La speculazione artistica

Speculazione: il senso del termine usato in ambito filosofico è di "produrre conseguenze da una asserzione priva di solida base"; in ambito economico invece: ."..se l'operazione speculativa avrà esito positivo, cioè produrrà un profitto, nel caso contrario si avrà una perdita"; invece per quanto riguarda il contenuto e il senso ultimo di questo post che man mano capirete, io andrei ad usare il termine meno altezzoso di approfittazione artistica. Approfittare: trarre profitto, trarre indebito vantaggio, abusare. Tanto il senso ultimo non cambia. Io col termire approfittazione ci abbinerei anche la parola rispetto... e poi capirete anche questo... La mia riflessione mi si impose addosso come una secchiata d’acqua, un giorno, in quel di Dublino, nello shop della National Gallery. Ma andiamo con ordine. Avete presente Klimt? Gustav Klimt, 1862-1918, anima e corpo della Secessione Viennese si potrebbe dire no? Suoi compagni Egon Schiele, Joseph Maria Olbrich e altri che come al solito restano ignoti al grande pubblico. Io credo che tutti o la maggior parte delle persone riescano a riconoscere un disegno di Klimt anche se magari lì per lì gli sfugge il nome o il periodo, e va bè. Degli altri secondo me gli sfuggerebbe sia il nome che la collocazione storica, e va bè anche questo. Ma perchè tutti riconoscono solo Klimt? Perchè a mio avviso, e anche ad avviso di molti altri, Klimt ha avuto la fortuna (postuma ovviamente), o la sfortuna non si sa, di essere usato, riciclato, trattato e bistrattato a più non posso in tutti i modi possibili immaginabili. Mi riferisco ovviamente ad arredamenti e decorazioni vari. Io credo che nell’80% degli studi medici privati, studi di architettura e decorazioni d’interni, studi di avvocati o notai, o ristoranti di lusso, non si possa non trovare messo lì dietro la scrivania o nella sala d’ingresso o d’aspetto un Klimt! Uno qualsiasi ovviamente. E provate a darmi torto. Ma perchè? I critici potrebbero dire per le sue innegabili qualità di sensualità e leggerezza, mai volgare, per i colori brillanti eccetera eccetera, ma io ho il vago sospetto che non sia così. Vi porto qui a finco un esempio di come le sue opere siano usate nei modi più disparati. L’ho trovato stampato su una tenda ma non ho messo la foto qui perchè sol riflesso della luce non si capiva un granchè, qui lo vedete spalmato su una sedia, e poi addirittura su un frigorifero! Ho capito la decorazione, la nobilitazione degli oggetti di uso comune (che a questo ci avrebbe già pensato il Bauhaus) ... ma Klimt su un frigo!? e quanto lo dovrei pagare scusa? Permettememi una citazione: “La faccenda puzza come un’aringa marcia!”. Detto ciò, vi stupirete, ma in questo post non è di Klimt che voglio parlare. C’è uno a cui è andata peggio che ritrovarsi su un frigo o su portaceneri di Murano! Il nostro amico Vincent! Sì poverino, proprio lui, Van Gogh. E dire poverino è dire poco! ma non per il pupazzetto che vedete qui a fianco che tutto sommato è anche simpatico! Ma per altri motivi: a parte essere stato considerato in vita un pazzo fallito in preda alle allucinazioni peggio di Ligabue, dopo essere sklerato dopo essersi sentito tradito dall’amicizia con Gauguin al punto di tagliarsi l’orecchio, essere quindi davvero morto come si suol dire ‘povero e pazzo’... bè come se tutto questo non bastasse... c’è stato qualcuno che è riuscito in un sol gesto, a buttare nel baratro, per non essere scurrile (e qui riprendiamo la parola d’inizio approfittazione!), la sua riabilitazione postuma, le più alte quotazione delle sue opere raggiunte alle aste! Come per esempio un quadro semi sconosciuto come ‘Il bambino con l’arancia’, battuto per più di 20milioni di euro. ...Ma chi? Chi? Cos’ha fatto?? Tenetevi forte: quel pomeriggio, alla National Gallery, guardando quell’oggetto, ho sentito pietà! Una tazza, con stampato sopra il ritratto con sfondo azzurro, la quale tazza, col calore del liquido caldo introdottovi, faceva scomparire l’orecchio sinistro. ... :( Veeeery baaad !!! Di solito questi trucchetti sono usati per i disegnini di donnine a cui spariscono i vestiti delle parti intime... ma MAI usato per una cosa così bassa! Daaaaaaai !!!!! Questa sì che è speculazione artistica! Questo sì che è approfittarsi delle disgrazie altrui per trarne profitto! :( Che tristezza :( E poi in tutto ciò c’è anche un’accorgimento subdolo: perchè un ritratto con l’orecchio tagliato fasciato esiste già, se l’era fatto lui stesso, ma ovviamente se avessero stampato quello sulla tazza non si poteva fare il trucchetto della sparizione dell’orecchio! E la tazza avrebbe venduto molto meno! Ovvio no? Quindi hanno scelto un ritratto dove l’orecchio in questione c’era ancora! Come dire ‘in previsione di’ quello che gli sarebbe successo. ... :( ... Peccato che, o per fortuna, non ho trovato immagini in rete della tazza da allegare qui; ma per fortuna invece sta volta senza dubbi, l’ultima volta che ci sono andata lo stok di tazze non c’era più. Ma un dubbio mi assale: le avranno vendute tutte a gente senza scrupoli, o sono state tutte invendute per merito della coscienza di gente come me? ...Ho trovato invece queste qui a fianco, tazzine da caffè vangogghiane che sono abbastanza dignitose... Un po’ di rispetto dai!

martedì 3 febbraio 2009

'Diamo a Cesare ciò che è di Cesare!'

Premetto subito che parla una che, come si dice al giorno d’oggi, viene da dark. Al tempo mi ci sentivo proprio parte, soprattutto perchè c’era una filosofia di vita sotto che si rifletteva poi in un atteggiamento esterno. Ero giovane quando coniai questo detto di cui vado fiera tutt’ora: "il punk si agita per tutto, il dark non si scompone per niente." Andando avanti negli anni, non so cos’è successo, sono cambiata, maturata, cresciuta, o semplicemente me ne sono fatta una ragione, insomma ne sono uscita senza però mai rinnegarlo e soprattutto sempre condividendo i punti più fondamentali e intimi. Dal di fuori, ma con la consapevolezza di chi parla con cognizione di causa, ho seguito tutte le successive evoluzioni di tale moda senza mai aderire a nessuna. Premessa numero due: Io sono del '77 quindi il dark che seguivo io era negli anni ‘90 il quale non era già più l’originale, ma solo il primo revival. Anche se non lo chiamerei proprio revival, perchè non era proprio tornato di moda, eravamo pochi a dir la verità a non cedere all'altro tipo di depressione/esasperazione del grunge. Non era come il revival degli Abba di adesso, ci siamo capiti. Comunque... la perplessità di questo post -nel quale mi dilungherò un po’ ma l’argomento mi sta particolarmente a cuore- o chiamiamola riflessione estetico-morale-filosofica, nasce da un bisogno di mettere i puntini sulle i riguardo quella che vuole soppiantare, o sembra aver soppiantato, o superato o evoluto il buon vecchio timido dark (il quale infatti is not dead, a differenza del punk). In poche parole io ce l’ho con i Goth! Avete presente no? Se non ne avete mai sentito parlare basta scrivere su wikipedia ‘moda gotica’ o peggio ancora ‘goth’ giusto per darsi un tono. Ecco io questa gente non la sopporto per un semplice fatto di correttezza o coerenza, non saprei come chiamarlo, per non dire ignoranza. Non sono qui a discutere i principi primi o ultimi fondamentali (che comunque dubito esserci) di questi personaggi goth, non mi interessano a priori quando vedo già in partenza la questione è confusa, per non dire completamente sbagliata. Vi spiego: avendo presente come vanno in giro vestiti questi personaggi dei fumetti (perchè altro non sono, e non li definisco così a caso), mi domando e dico: e dove sarebbe il ‘gotico’ scusa? Questa gente, chi ha creato questa moda e l’ha battezzata gotich o goth che dir si voglia, che dovrebbe prendere le mosse dallo stile gotico, dico questa gente ha la minima idea di cosa era il vero gotico con la G maiuscola? Cioè la vera corrente artistica, quella che inizia a metà del 12sec in Francia, in Italia verso la fine del 14sec e che ne dura almeno almeno altri 3. Quella quella! Quella di gente come Pisanello e Paolo Uccello (a sinistra la prinicipessa di 'San Giorgio salva la Principessa dal Drago') per dirne due (a destra sfilata in abito d'epoca). Ne sapevano qualcosa quando hanno deciso di dare questo appellativo a una moda del genere? Secondo me NO! Tutto parte da un’errata concezione, o uso comune errato, di vedere o pensare al Gotico come tempo oscuro di magie mostri, forze occulte, messe nere, satana eccetera eccetera. Insommna tante cose che ti danno una brutta sensazione di buio, nero, basso, angusto e cattivo. Ho una notizia per i miei amici goth... il gotico, questo sconosciuto, era tutto teso all’innalzamento verso la luce! Luce dalle vetrate, e giochi di luce dai loro colori. (vedi destra... li vedi i colori?) È sì cari miei! Ora suppongo, e non ho ragione per non farlo, che questa gente sia ignorante in materia, ma dico: non bisogna mica essere Achille Bonito Oliva per sapere qualcosa di storia dell’arte, per il volgo c’è wikipedia, usatela no? Digitate ‘moda goth’ e ‘periodo Gotico’ in due ricerche diverse, leggete, e ditemi quante affinità trovate! Siccome la più grande espressione del gotico è stata nell’architettura, vediamo di farvi capire con alcuni esempi, direi lampanti, e qui mai il termine fu usato meglio a dispetto dei nostri bui amici gotthici! -I gotthici, ormai ho deciso che li chiamo così, per distinguerli dai veri Gotici , cioè quelli che vissero veramente quella ‘moda’ nella loro contemporaneità! - Guardate l’immagine qui a sinistra, direi che parla da sola! La cattedrale di Beauvais, ufficialmente Saint-Pierre de Beauvais, è uno dei più celebri esempi di architettura Gotica. Rimasta incompiuta, venne costruita con l'intento di erigere nella cittadina di Beauvais la più alta chiesa cristiana in assoluto. Io non ci vedo niente di angusto (la più alta) e cattivo (cristiana, a prescindere dalla tua religione). Ma se questo esempio non vi bastasse, bè digitate ‘immagini cattedrali gotiche’... un elenco di nomi e di immagini qui sarebbe impossibile nonchè inutile. Primo ultimo e non ultimo il nostro duomo di Milano.

Ma torniamo a parlare un po’ di questa moda cattivissima e vampiresca dei gotthici. Confrontiamo. Anche qui direi che le immagini parlano da sole... a sinistra vero vestito dell'epoca in un afrresco, a destra un'esponente contemporanea....
ma MAGAAARI FOSSI GOTICA FIGLIA MIA! Vuoi mettere l’eleganza del vero gotico 2e3centesco! Mai visto un ritratto di dama del tempo? Non vedo nessun rossetto e unghie nere, corna, pircing e ragnantele, calze a rete strappate e borchie. Ma per favore dai! Forse le uniche cose che c’entrano sono i guanti ma certo non a rete strappate! A un certo punto verso la fine degli anni '90, quest’associazione carnevalesca dei gotthici prende diverse strade. Le più inconcepibili, o inconciliabili con la parola ‘gotica’ sono il CYBERgoth (che se ci pensi è una contraddizione in termini!) di cui la rappresentante nella foto, e il FETISHgoth (una cosa è il fetish – e qui ci sarebbe da fare una ulteriore distinzione tra fetish e oggetto feticcio- il sado e il bondage altro è il gotico, perchè uno a cui piace il fetish non può essere colorato? Non può avere come oggetto feticcio una banana di peluche leopardata? Deve avere solo croci?). Poi c’è il VAMPIREgoth, il quale tutto sommato sarebbe anche il più decente (a volte addirittura elegante) dei tre sopra, e che è un po’ anche lo stile di Marylin Manson in alcuni video, cilindro o cappello gessato, monocolo, bastone, giacca lunga dietro. E sai perchè risulta sopportabile? Perchè questa vampiregoth deriva dalla Elegant Gothic Aristocrat dello stilista e musicista Mana, (Jappone, 1999) che si basa sul connubio tra moda aristocratica e moda gotica. Cioè vuol dire che è stata pensata e fatta da una ricerca di gente del mestiere. Questo stile, secondo me, sembra essere il più sensato, anche perchè se ci rifacciamo a storie di vampiri il famoso conte Vlad visse proprio in quel periodo (1431-1476) ma resta il fatto che dubito fortemenete che il conte e i suoi contemporanei scadessero in eleganza come i loro posteri goth, per non dimenticare che stiamo parlando di esseri –vampiri- di fantasia! Insomma per concludere io vorrei che fosse fatta giustizia, che sia ridata eleganza ad un termine che lo merita e non che sia bistrattato così. Ma allora come definire i nostri amici gotthici ormai orfani? Io direi meglio che sono degli ‘altomedievali’ o addirittura dei romanici! NON che i ‘romanici’ si vestissero in quel modo, ma se dobbiamo restare in tema di scuro e oscuro... esempio lampante anche qui architettura delle chiese ci viene in aiuto, le romaniche erano anche più buie di quelle paleocristiane perchè mancavano di grandi vetrate, i tetti erano bassi, addirittura avevano arcate cieche e fori-finestra finti. ‘Prima dell'VIII secolo si può inquadrare l'arte altomedievale nello studio delle produzioni artistiche delle popolazioni barbariche, tra le quali assume un particolare rilievo l'arte longobarda.’ Andate a farvi una cultura almeno solo di immagini. Ultima cosa sempre riguardo la moda nei vestiti goth... Confrontiamo: a sinistra abito confezionato su modelli dell'epoca . Prego notare l’eleganza della vita stretta (sia qui che sopra) del piccolo strascico a volte, lo scollo e le maniche da aderenti a svasate. E quest’altro a destra? Gooooth, molto goooth certo.... immaginatelo con dentro una ragazza col rossetto nero, calze a rete strappate, capelli rasta neri tirati su a forma di corna, o lisci davanti agli occhi, croci al collo, scarponi con borchie e borsetta col teschio di Jack Skeleton... ma guardatelo bene, il vestito in sè... ... se fosse bianco o di un altro colore, o a righe colorate - perchè i colori esistevano già è! non esisteva solo il nero- chi se lo metterebbe? Neanche un’abajour nel peggiore barocco!... Devo dire altro?



martedì 9 dicembre 2008

City Gallery Atto II° (Il più italiano tra i francesi)

Quella domenica alla City Gallery ho avuto più di una sorpresa. A partire da ‘Sara Dancing’ di cui ho parlato nell’Atto I° e finendo con lo studio di Francis Bacon, smontato a Londra e rimontato tale e quale qui a Dublino (e poi mia mamma dice che a casa nostra è un casino!). Nella City Gallery, in cui le sale sono piccole con le pareti colorate e certe divise per nazionalità, ho potuto vedere alcuni Edgard Degas, J-B. Camille Corot, Eduard Manet, Berthe Morisot (ricordate?), Pierre Aguste Renoir, si trovano anche alcuni italiani forse poco famosi in Italia. Ma ce n’è uno in particolare, che ovviamente già conoscevo, ma di cui c’è solo un’opera (che secondo me vale per dieci, non fosse altro per le dimensioni che in un’opera preferisco grandi!), ed è Giovanni Boldini (1842-1931) con la Ritratto di Lady Florence Phillips 1903 qui a finaco. Ora questo ritratto di questa elegante signora fa parte di tutta una serie di grandi ritratti di eleganti signore a cui Boldini si dedicò nel suo periodo francese dalla fine degli anni 90 dell’800 fino alla morte. Come diceva non mi ricordo chi (e ve l’ho già detta che questa dei nomi è una mia pecca) riguardo la pittura olandese: ‘bellissimi, peccato siano piccoli’; e io concordo pienamente, sia per quel rigurado l’arte olandese in particolare, sia per quanto rigurada la grandezza in generale di un’opera d’arte. Certo non è che tutti i quadri grandi sono bellissimi, e non è che tutti i quadri devono essere per forza grandi come la Zattera della Medusa o Guernica, ma se posso dire la mia per me vale un po’ il vecchio detto ‘altezza mezza bellezza’, in questo caso ‘grandezza’. Mi piaccioni i quadri in cui devi per forza muovere il collo e la testa per cogliere la maggior parte dei particolari, e poi ti metti distante, ti siedi e ne apprezzi l’insieme. Come un puzzle. Ritornando all’arte olandese che io prediligo quasi su tutto, essi sono sono appunto l’eccezione che fonda la regola in quanto stupefancente concentrato di magistrale tecnica. Ma arrivando al punto intorno alle eleganti signore del Boldini. Ovviamente in critica dell’arte più si studia e più si trovano pareri contrastanti, invece di trovare unità. Nel senso, va bene che nella critica ogni critico dice la sua, così io la mia, ma a volte pare così strano leggere sulle stesse opere della stessa persona dello stesso periodo critiche completamente opposte. Per esempio: in un libricino monografico su Boldini (A.Borgogelli), si esalta la sua ultima maniera, con le linee di movimento tracciate attorno per indicarne il movimento, che pare anticipare le linee dei futuristi (assolutissimamente d’accordo, perosonalmente lo preferisco ampiamente qui che nel periodo anni 70) : ‘Boldini come Bragaglia e Balla prefuturista contesta l’istantanea preferendo l’aura psicodinamica che avvolge le sue creature’. In poche parole quei segni col pennello lungo che delineano le traiettorie dei movimenti dei corpi o dei vestiti. ‘Nei suoi quadri, il gesto non è posa, è moto, cioè transizione, sì che, pur esprimendo quello che è, esso contiene ancora quello che è stato e già esprime ciò che vuoi divenire. Nessuno ha saputo far star sedute le persone come Boldini.’ (Cardona, Lo studio di Giovanni Boldini, 1937) Da qui arrivano le critiche negative: si obbietta che sono siano pretesti tecnici per un’esercitazione personale. Come ho letto in altri testi che lo abbassanno di tono proprio per questo suo essersi calato eccessivamente nella vita mondana e superficiale di Parigi, e questo nuovo modo non si riduceva ad altro che variazioni sul tema, un principio di ripetizione differente... Ma a questo punto dico: ma anche gli impressionisti mi pare perseguissero questa ‘ripetizione differente’. Sperimentavano gli stessi luoghi e soggetti in diversi fasi del giorno e delle stagioni... e con molta probabilità un covo di paglia alle 5 del pomeriggio d’inverno, con tutto il rispetto per monsieur Monet, è molto meno espressivo di un ritratto di donna alla stessa ora nella stessa stagione... Ma anche fosse? Si era calato nella vita mondana di Parigi? Tra l’altro non era mica l’unico, tipo Degas coi suoi interni, va bè dici lui era già francese, ma meglio ancora allora! Un’italiano a Parigi (il più italiano degli artistiti a Parigi) che cambia il suo stile precedente (altamente italiano, dato che derivava dai macchiaioli) e ‘inventa’ qualcosa di nuovo, ben venga! O no? Non capisco dove sia la critica negativa. Ma poi come fai a critcare uno che ha fatto ritratti così affascinanti?? Personalmente io ritengo che in questi ritratti di donne di Boldini si ritrovano quella eleganza ed spressione intima femminile delle precedenti dame del 400. Un salto di quasi 500 anni a piedi pari e portati benissimo. Tutte bellissime pensano qualcosa ma non rivelano niente; come la Belle Ferronierre del 1490 vi ricordate? Cosa stava pensando? Dove o chi guardava in quel modo? Se davvero era il suo prestigioso amante, certo non lo poteva dire, e men che mai poteva farsi ritrarre con lui, il buon senso del tempo non lo permetteva. Ma lei c’era, e il senso del decorum del tempo le permetteva e anzi le imponeva di essere bella. E se una è bella si può permettere di essere fortemente presente e fortemente allusiva direi; con quello sguardo diagonale dico-non-dico in quella compostissima posa affermava tutta la sua presenza e imponeva di soppiatto un certo rispetto. E lo stesso le donne di Boldini, sembrano così perse nella loro vanità ‘... sono nature flessuose e disinibite che mostrano senza reticenza un modello di bellezza erudito e, spogliandosi, affermano la loro autodeterminazione di individui maturi e emancipati, pienamente consapevoli della propria femminilità.’ ... vanità che non era concessa 500 anni prima, ma sul ‘pienamente consapevoli della propria femminilità e affermazione’ ci metterei la mano sul fuoco! E di riflesso la mia preferita qui a lato ‘Ritratto della Contessa Luisa Casati con levriero’ 1908.

domenica 26 ottobre 2008

A denti stretti

Quando in un libro vedo un errore di stampa, penso sempre che qualcosa di nuovo sia stato inventato. (Goethe)

Per trent'anni, sotto i Borgia, gli italiani hanno avuto guerre, terrore, spargimento di sangue e morte, ma hanno prodotto Michelangelo, Leonardo da Vinci e il Rinascimento. Gli svizzeri hanno avuto cinquecento anni di democrazia e di pace e cosa hanno prodotto? L'orologio a cucù! (Orson Welles)

Il filosofo scrive cose che non capisci, poi ti fa credere che è colpa tua. (Boris Makaresko)

Ci sono certi scrittori che riescono ad esprimere in venti pagine cose per cui talvolta mi ci vogliono addirittura due righe. (Kraus)

Io non sono un bravo pittore. Sono troppo intelligente per essere un bravo pittore. I bravi pittori sono stupidi, ad eccezione di Velàzquez che era un genio (Salvator Dalì)

La cosa che sente più stupidaggini al mondo è molto probabilmente un quadro di museo.
(Edmond De Goncourt)




sabato 6 settembre 2008

Premessa a posteriori

Volevo fare una breve introduzione a posteriori, qual’ora qualcuno si fosse domandato come mai in questo blog ci sia una sezione dedicata ai film. Ebbene, essendo che il cinema è considerata la settima arte, ed essendo che noi qui trattiamo di Arte Visiva in generale, ed essendo che non mancano film sulla vita e opere di artisti, mi sono comunque sentita in dovere di includere tali opere in questa ‘rubrica’ . Per chi non lo sapesse esistono diversi tipi di film che trattano di arte. Se usiamo la parola ‘film’ nel senso generale del termine cioè 'pellicola' abbiamo i film documentario, i critofilm, i film sulla vita dei pittori, e i film che trattano o si riferiscono a tale periodo artistico ecc ecc. Ma ci sono anche altri motivi per cui ho voluto introdurre quest’angolo sui film, motivi molto meno tecnici e molto più personali. Ci fu un tempo in cui al cinema ci andavo spesso, molto spesso, anni in cui ci andavo almeno una volta a settimana se non due, e mi sorbivo la qualsiasi cosa votata a maggioranza dal resto della compagnia; la quale compagnia del tempo però si può dire non avesse gusti in particolare, quindi potete immaginare si spaziava da Alien a Shall we dance?, da Guerre Stellari a About a boy, da Woody Allen a Dogwille, da Shrek a The Passion... e chi più ne ha più ne metta, il tutto esclusivamente dipendente solo dall’ora in cui il film veniva proiettato quella sera e se c’erano posti rimasti. E qui si capisce perchè la provincia di Verona sia tra le provincie con i più alti incassi nei cinema. Non dico altro. Io personalmente, di andare al cinema così, anche avendo lo sconto che di questi tempi è diventato vitale, mi sono sempre rotta, e chi mi conosce lo sa benissimo. Ogni tanto ho anche cercato di proporre qualche rara pellicola che piacesse a me, ma ero sempre in minoranza e quindi quella volta che davvero non ci volevo rinunciare ci andavo solo col mio ragazzo del tempo, costretto tra l’altro, senza il resto della combriccola, o con qualcuno che sapevo avrebbe apprezzato. I film che ho visto solo in due, cioè con qualcuno appositamente richiesto in comunione d’intendi, sono stati proprio pochi, per esempio ‘Il Fantastico mondo di Amelie’ , ‘Le particelle elemenatri’ e ‘In memoria di me’ per citarne un paio... Anche a vedere ‘La Ragazza con l’Orecchino di Perla’ e ‘I colori dell’anima’ eravamo in due... ma non in comunione d’intenti! Va bè comunque. Dicevo: ne ho visti tanti e molti, a dispetto di tutti i miliari spesi per realizzarli, per me non valevano i 7 euro ( o 4 scontati) del biglietto se partiamo dal fatto che più mi bombardano di pubblicità e più mi rifiuto di vederli. Dei film più interessanti avrò visto il trailer due volte, e di solito erano quelli che nei vari multisala non c’erano, e dovevo andare a cercarli in quei cinema dei quartieri e che li tengono sì e no una settimana. Poi quando, o da quando, sono andata a vivere all’estero il mio rapporto col cinema è cambiato ancora. Ovviamente perchè là i film sono in lingua originale. All’inizio quelle volte che andavo e venivo, che non abitavo ancora là, quando il mio ragazzo proponeva ero sempre restia ad andare al cinema perchè il mio livello di inglese non era eccellente e pensavo che mi sarei dovuta concentrare per due ore a tradurre tutto in tempo reale e avrei fatto una fatica bestia e non mi sarei goduta il film e avrei sicuramente desistito dopo 15minuti e avrei finto per annoiarmi per le restanti 1ora e mezza. Allora com’è andata: all’inizio guardavamo il film a casa on line con i sottotitoli in italiano, ma a parte che non tutti li hanno era molto più un casino cercare di capire l’inglese e poi leggere alla velocità della luce in italiano, allora poi sono passata ai sottotitoli in inglese e devo dire che mi sono trovata meglio. Dopodichè abbiamo iniziato a guardare un serial di quelli comici, uno che in Irlanda è famosissimo e divertentissimo Father Ted (lui è quello a destra del gruppo, affiancato dall’anziano padre consumato dal servizio e da altre cose meno cattoliche, spalla a spalla col giovane padre inesperto, il tutto sotto la supervisione dell’immancabile perpetua della casa) , solo che era vero accento irish ma alla fine coi sottotitoli si capiva benissimo... e finalmente con Father Ted, anche se non si tratta di colossal, riuscivo a godermi una puntata e farmi quattro risate! Alchè dopo tutto questo training quando mi sono trasferita là mi sono sentita sicura di andare a vedere un intero film in inglese al cinema... pagando! E devo dire che in effetti sarebbe sempre meglio vederli in lingua originale, quando è inglese, se la padronanza è buona, certo se è in cantonese stretto magari no... Però devo dire che Il ‘Diavolo Veste Prada’ mi ripropongo di vederlo in italiano, esclusivamente per rubare qualche super battuta a Glen Close in tutto il suo superiore charme! A fine della saga del mio difficile rapporto col cinema, che non so a quanto vipossa interessare, mi pare anche inutile fare l’elenco dei generi che mi piacciono o no, lo capirete dalle varie recenzioni, anche se mi sforzerò di essere obbiettiva! Voglio solo dire che preferisco i film che abbiano una storia vera, o quanto meno probabile. Per quanto riguarda i gialli, gli horror e fantascienza, diciamo che non me li vado a cercare ecco, anche perchè di solito film così non è che si possano proprio definire artistici. Ecco, questo è quanto. Buona lettura.

martedì 2 settembre 2008

La Ragazza con l'Orecchino di Perla

Oggi parliamo (o meglio mi voglio dilungare), a 5 anni di distanza, o se volete a più di 3 secoli, del pittore olandese Jan Vermeer e del suo famoso ritratto ‘Ragazza con orecchino di perla’ (o ‘Ragazza col turbate’ 1665). Nel 2003 è stato tratto un film che narra la storia di tale ragazza ritratta, film tratto a sua volta dall’omonimo romanzo di Tracy Chevalier. Quindi, per chi non avesse chiaro il procedimento si ha nell’ordine: Jan Vermeer vero pittore esistito 3 secoli fa, dipinto della ragazza, sempre 3 secoli fa, romanzo della Chevalier, 2003, 3 secoli dopo, film stesso anno. Mi sento di parlare e/o criticare questo film per diversi motivi. E’ andata così: partendo dal fatto che i pittori olandesi sono qualcosa di assolutamente stupefacente per la mente e per lo sguardo, e Vermeer resta uno dei miei preferiti su tutti, quando ho dovuto affrontare l’esame di Lingua e letteratura inglese all’università, e ho visto nell’elenco tra i testi a scelta quel romanzo, cogliendo due piccioni con una fava l’ho subito scelto. Dopo di che, siccome a quel tempo un intero libro da leggere in inglese era un po’ troppo per il mio livello, astuta come una faina l’ho comparto anche in italiano, così per poter confrontare la traduzione e capirlo meglio; cosìche quando è uscito nelle sale il film non potevo perdermelo (ps.: ma quell’anno ho visto un saaaacco di film che potevo anche perdermi!... va bè). Entriamo nel vivo della mia critica. Il film, è stato candidato l’anno dopo agli Oscar con tre categorie: miglior regia, fotografia e costumi. Sapete quanti/quali ne ha vinti? Neanche uno, nessuno. E qui ci chiediamo chi erano gli altri candidati e di conseguenza i vincitori. Siccome l’elenco si dilungherebbe troppo, stringo dicendo per chi non lo sappia i candidati per ogni categoria sono 5. Cominciamo: per la miglior regia ha vinto Il Signore delgli Anelli, per la miglior fotografia ha vinto Master and Commander, e per miglior costumi sempre Il Signore degli Anelli. ...attimo di riflessione... Ecco, se avete visto tutti e tre questi film, come me, o anche solo i due premiati, spero che converrete con me che è stato uno scandalo! ....Ma dico... ma Il Signore degli Anelli??!!! Ma ci rendiamo conto? Film che io sono andata a vedere a Bologna (il primo) al Future Film Festival solo perchè il mio amico invasato del genere aveva avuto due biglietti omaggio ad UN EURO e perchè quel pomeriggio io non avemo davvero altro da fare (Il secondo l’ho visto in dvd costretta dal resto della compagnia, e il terzo l’ho saltato a piedi pari). Il Signore degli Anelli miglior regia??? Miglior costumi?? E miglior fotografia Master and Commander??? A mio modesto parere di critica, sarò all’antica ma dico: la regia nel Signori degli Anelli, quale regia? All’80% è computer e non dite che non è vero; i costumi sono tutti inventati perchè trattasi di tempo e luogo inventati, e in fine miglior fotografia Master and Commander... quale fotografia scusa? Con tutta quella nebbia!!... Eh’! io dico che c’è stato un boicottaggio come al solito guidato dagli incassi, nel primo caso, e da Russel Crow attore del momento. La moda del momento era il fantasy (come poi per Harry Potter, che poi anche qui potrei aprire una parentesi quadra dicendo che mi pare che siamo arrivati al punto in cui si concede agli adulti di restare ragazzini con questa odiosissima sindrome di Peter Pan e continuare a leggere i fumetti, e i figli nel caso li avessero avuti invece si snocciolano le saghe più improbabili di 10 tomi ciascina come Signore degli Anelli, Harry Potter, Narnia... tra un po’ leggeranno pure l’Istitutio Oratoria di Quintiliano in tutti i suoi 12 libri se qualcuno gliene fa un film poi!) le mode incassano, i registi producono, i film vendono, i film vincono. Quando invece io direi che La Ragazza dall’Orecchino di Perla almeno uno tra miglior fotografia o costumi lo meritava ampiamente a occhi chiusi, e su questo non transigo! Se lo avete visto, e soprattutto se conoscevate già prima la pittura olandese e di Vermeer in particolare, non potete non concordare o non ricordare che a volte pareva di vedere un particolare quadro olandese prendere vita e muoversi. (Anche in una cosa semplice come pulire i vetri di una finestra! Sfido tutti i profani dell'arte olandese,e chi non ha visto il film, a dire a prima vista quale delle due immagini che vedete qui è il quadro e quale la scena del film) Per me certe piccole scene, certi piccoli particolari erano a dir poco stupefacenti! Più volte restavo a bocca aperta. I costumi poi, e la ricostruzione degli interni, la luce importantissima, tutto lo studio che c’è stato dietro il bisogno di fedeltà di usi e costumi del secolo, non è stata valutata correttamente secondo me. E lì non si tratta di computer o invenzione fantasy. Lì si tratta di fonti vere, di studio, di verifiche, di stile vero, di mani vere, di sarti veri... Chiudo la parentesi strettamente legata al film per aprire quella legata alla storia collegata al libro. Il libro devo dire che è molto bello, si colgono davvero i sentimenti di Griet, che povera e ignorante vive in ristrettezze maggiori di quelle di prima dopo l’incidente del padre, e trova ‘riparo’ come cameriera in questa ricca nuova casa della famiglia Vermeer. Solo che i personaggi che vivono e ruotano in quella casa non sono della più simpatica specie. A partire dalla gerarchia delle sue colleghe cameriere, per passare dalle figlie del pittore, figlie che ogni tanto si moltiplicavano, per non parlare della moglie signora padrona della casa, e poi anche lui, il maestro Vermeer, non è che sprizzasse allegria e compassione da tutti i pori. I personaggi correlati poi... dal viscido venditore d’arte al figlio del macellaio che anche se alla fine era l’unico con cui si poteva avere un dialogo, era pur sempre un ragazzo tagliato troppo grossolanamente per una che non si poteva nemmeno scoprire i capelli. Cito di proposito questa cosa dello scoprirsi i capelli perchè purtroppo è uno dei particolari che fa scadere di molto la trasposizione in film del libro. Sì perchè non lo avevo ancora detto, a dispetto dell’altissima prestazione della fotografia e dei costumi e ambientazioni ecc ecc il film mi ha lasciata molto delusa su questo fronte. Griet prima di tutto sembra solo una che, detto in parole pavore, ‘ha paura di stare al mondo’; i suoi continui sospiri e spaventi emozionali sono decisamente toppi; forse è parso l’unico modo al regista di esprimere tutto l’imbarazzo e il resto dei sentimenti nuovi e confusi che lei provava in certi momenti, e che nel romanzo sono invece davvero ben descritti e coinvolgenti, mentre nel film tutto finisce in un ‘Hh!’ (Che già al terzo dici ‘èh madonna! Sta calma)... Poi questa cosa dei capelli, dicevo, si coglie benissimo nel romanzo (e non sto qui a dirvelo, ve lo andate a leggere perchè davvero merita!) cosa voleva davvero significare a quel tempo per una giovane ragazza. Così come la scena verso al fine dove lei, ripresa dall’alto, passa sulla stella dei venti a mosaico in una strada che percorreva sempre, la narrazione non fa assolutamente cenno a cosa quel passaggio volesse significare dentro di lei. Così come nel trovar la piastrella rotta, la quale situazione mi ha fatto commuovere leggendola mentre in video credo che pochi abbiano davvero colto l’intimo dolore di Griet. Ultima ma non ultima per delusione, la scena di quando riceve gli orecchini. Massima delusione per questo, mi dispiace dirlo. Insomma questo è quanto... Concludo dicendo che quando le luci si sono accese il mio ragazzo del tempo, costretto da me a venire a vedere questo film, dice: “bè, la storia è praticamente nulla!” IO lo guardo delusa ma subito mi rendo che però per tutti quelli che come lui non avevano/ hanno familiarità con l’arte olandese, nè abbiano letto il libro, questo credo sia il risultato di massa... Non puoi rimanere affascinanto dal vedere un quadro prendere vita e muoversi se non lo conosci, e non puoi immedesimarti nella protagonista solo perchè ogni tanto si spaventa... Peccato, davvero.

martedì 12 agosto 2008

City Gallery Atto I° (Le più improbabili vie dell'apprendimento artistico!)

Domenica scorsa, la prima santa domenica di riposo dopo taaanto tempo, come al solito qui nella dubbiosa Dublino il tempo era incerto (Never trust in irish weather!), perciò dico che facciamo? Ti va se andiamo a visitare quell'altra gallery che dice sempre Oscar che a lui piace di più della National? - (quella dove c'è il favoloso Carvaggio per intenderci) - Ma sì dai. - Trattasi della Dublin City Gallery Hugh Lane.

Ok andiamo. Arriviamo. Fuori, davanti all'entrata come prima cosa si impone 'Sara Dancing' : una delle istallazioni di Julian Opie della serie 'Walking on O'Connell Street' che da un anno a questa parte animano una delle strade più grandi e fomose della città con questa idea geniale di personaggi fatti di lucine che camminano. Dico: guarda! non l'avevo mai vista! Certo non l'avevo mai vista perchè non ero mai andata là prima; ma il mio stupore era dato dal fatto che davo per scontato che quelle istallazioni fossero solo ed esclusivamente in e per O' Connell street, per il semplice motivo che camminano, e in O'Connel street si cammina, e non le immaginavo sparse per la città. Ma infatti poi riflettendoci Sara dancing non cammina, e più che ballare diciamo che ondeggia da destra a sinistra e viceversa in moto perpetuo. (http://www.youtube.com/watch?v=bk8VgGhxOVU ) Comunque dopo aver preso il depliant all’ingresso della City Galley ed essere tornata a casa mi si è aperto tutto un mondo! La ma ignoranza è andata diminuendo per gradi, a forza di collegamenti, o se volete nello stesso tempo la consapevolezza di essa è andata maggiormente manifestandosi. Tutto un circuito di conoscenze inconsce e ignoranze pregresse intrecciate delle quali ora cercherò di spiegare il funzionamento beffardo! Vado: pur essendo quasi un anno che vedo quei personaggi di lucine camminare in O’Connell street, e pur essendomi chiesta più volte di chi potessero essere, non ho mai approfondito la ricerca per saperne di più... tanto erano lì tutti i giorni... Ma da quado ho preso quel volantino la mia mente si è espansa! Prima scoperta: questi personaggi, in tutto cinque, ho scoperto avere un nome proprio, almeno Sara, Jack e Julian, gli altri tre sono solo illustrati senza didascalia sotto. Seconda scoperta: questi personaggi non sono prerogativa di Dublino, ma qualcuno li ha già potuti vedere a Phoenix in Arizona, a Boston, ad Indianapolis e a Toronto! E questo già mi ha dato una visione completamente diversa di tale installazione. Terza e ultima scoperta (la quale mi ha fatto pensare la tipica e conclusiva frase AAAAAAA, hai capito chi è!) : andando sul sito e guardando lo stile dei disegni con quei contorni marcati neri e gli occhi piccoli li collego subito alla copertina del Best of dei Blur. Questa qui . E leggo che ha fatto pure qualcosa di simile per gli U2. Ecco... tutto questo mondo mi si è rivelato nel giro di cinque minuti, e mi sono sentita più stupida che ignorante perchè ce l’ho avuto sotto il naso per un anno e se non fosse stato perchè non avevo altro da fare quella domenica, non avrei mai collegato tutte queste cose, con il rischio che magari tornata in Italia un qualche mio amico o peggio ancora professore all’univeristà mi dicesse ‘Aahh Dublino! Allora avrà sicuramente potuto ammirare le ultime installazini di Julian Opie famose in tutto il mondo di cui purtroppo noi qui in Italia ancora non possiamo godere!’ E io avrei fatto la tipica figuraccia con quell’espressione che vuole dare a bere a chi ne sa più di te che al momento questo piccolo dettaglio dell’artista di fama mondiale non gli sovviene, ma in realtà non sa assolutamente un piffero irlandese bucato di cosa si stia parlando, dopo che invece le ha viste per un anno intero. E poi quando finalmente hai l’illuminazione vaglielo a fare credere che sì le hai viste davvero per un anno! ... :( Vedi tu se alla fine di tutto un semplice Best of mi poteva salvare la faccia! Menomale và! ;)